Meccanismi di difesa primari e secondari

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Mi scrive Laura: “Dottore, ho letto su una rivista che i meccanismi di difesa sono un qualcosa di cui sbarazzarsi per riuscire a vivere serenamente…”.

Cara Laura, i meccanismi di difesa sono processi che si attivano in maniera inconscia e che consentono all’Io (inteso come istanza che regola i rapporti fra Es e Super-io, nell’ottica freudiana) di proteggersi dai desideri inaccettabili che inevitabilmente farebbero sprofondare in un’angoscia profonda.

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Si tratta in poche parole di un’operazione che avviene a livello mentale, in maniera inconsapevole, con l’importante funzione di proteggere dall’eccessiva ansia. Diventando consci di pensieri, impulsi o desideri inaccettabili, il risultato sarebbe la messa in pericolo dell’autostima e dell’integrazione del Sé.

Proprio per la complessità e la tipologia dell’argomento, cara Laura, è importante che tutto questo sia trattato da psicologi, psicoterapeuti, medici psichiatri o neuropsichiatri. Spesso invece accade che, in maniera del tutto arbitraria, non specialisti parlino di mente, ego, meccanismi di difesa, processi cognitivi ed emozionali, ecc., creando molta confusione nel lettore.

Procedendo con ordine, vediamo di chiarire il concetto relativo alla Rimozione, inteso come “il pilastro su cui poggia l’edificio della psicoanalisi” (Freud, 1915).

Questo meccanismo consente di impedire l’elaborazione dei contenuti psichici e della relativa scarica emozionale, in modo da difendere l’ideale dell’Io (Super-Io).

Uno degli scopi della psicoanalisi è quello di ridurre le resistenze attivate dall’Io in modo da consentire al materiale rimosso di tornare alla coscienza affinché possa essere rielaborato ed accettato, inibendone gli effetti patologici.

Al di là dell’intervento analitico o terapeutico, è importante avere presente che l’angoscia insorge ogni volta che il meccanismo di rimozione fallisce e che il sintomo ne è la sua espressione.

Anna Freud (1936) approfondisce ulteriormente i temi relativi all’Io ed ai i meccanismi di difesa attuati, descrivendone l’incisività e le diverse tipologie ma, soprattutto, fa emergere l’importanza dell’aspetto adattivo di queste difese che, durante il processo di sviluppo e di crescita, assumono nel soggetto non patologico diversa intensità e modalità di attivazione.

In altri termini, le difese dell’Io sono necessarie ma diventa problematico se quest’ultime sono attivate in maniera rigida e stereotipata.

Il contributo di Anna Freud consiste nell’aver chiarito come i meccanismi difensivi riescano ad agire in modo da sostenere l’Io nel conflitto con la vita istintuale del soggetto. Le angosce che l’Io si trova a dover “gestire” sono di natura morale nel conflitto fra Es e Super-Io, della realtà nel conflitto fra Es e mondo esterno, di natura istintuale nel conflitto tra Es e l’Io stesso.

Anna Freud espone il criterio di Intensità per capire quanto investimento in termini di carica emotiva ci sia nell’impiego di una specifica difesa; di adeguatezza, soprattutto in relazione all’età del soggetto, cercando si scorgere eventuali regressioni, fissazioni o prematurità.

Vi è poi la capacità di disattivare eventuali meccanismi disadattivi e l’importanza del raggiungimento di un equilibrio fra le difese in termini di quantità e qualità.

Sarà Melanie Klein, nella prima metà del novecento, a comprendere ed esporre i risultati dei propri studi relativi ai meccanismi difensivi tipici degli stati psicotici, ovvero le difese arcaiche che si attivano per fronteggiare le angosce derivanti dall’istinto di morte. Vi sono poi i meccanismi difensivi di natura nevrotica che invece si attivano per fronteggiare la libido.

Il contributo di Melanie Klein consiste soprattutto nell’aver chiarito che lo scopo delle strutture difensive non riguardano solamente la protezione dell’Io dall’angoscia ma anche di gettare le basi necessarie affinché la vita psichica riesca a mantenere un equilibrio stabile.

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Una volta chiarita l’importanza dei meccanismi di difesa come strumenti necessari affinché si possibile un buon adattamento alla realtà in termini affettivi ma anche per gestire al meglio situazioni di stress dettati dalla relazione con il mondo esterno, occorre adesso distinguere fra meccanismi di difesa primari e secondari.

Meccanismi di difesa primari e secondari

I primi sono più “immaturi” ed hanno a che fare con l’incapacità differenziare e quindi tendono ad operare in maniera generalizzata e globale, a favorire l’evitamento e a distorcere la realtà in maniera da contenere gli effetti disturbanti delle conseguenze. Il principio di realtà è fortemente compromesso inibendo la capacità di distinguere gli oggetti interni da quelli esterni, come se non esistessero confini ben definiti. Meccanismi difensivi di questo tipo negli adulti, sono tipici della struttura borderline di personalità o psicotica di personalità.

I secondi sono invece quelli che derivano dalle diverse esperienze in termini di adattamento alla realtà, innescando capacità trasformative del pensiero, del comportamento e della relazione, anche in termini affettivi. Vediamo adesso alcuni meccanismi difensivi secondari.

Negazione

Oltre alla rimozione che, come abbiamo visto, consiste nell’espellere un contenuto dalla coscienza, abbiamo la negazione che consiste nel rifiutare un fatto, un sentimento, una reazione e che, pur essendo evidente la sua presenza, il soggetto si sente costretto a negare, in modo da fronteggiare in questo modo conflitti emotivi altrimenti intollerabili.

Spostamento

Come suggerisce il termine, si tratta di un meccanismo, come sempre inconscio, in cui i conflitti emotivi avvertiti internamente a causa di eventi stressanti, portano a generalizzare o ad indirizzare verso altri, avvertiti come meno minacciosi, un sentimento che in realtà sarebbe la risposta emotiva destinata ad una persona diversa.

Isolamento

L’isolamento è il meccanismo in cui viene perso il contatto fra idea ed il sentimento ad essa associato pur rimanendo presenti tutti gli elementi cognitivi. E’ quanto accade in seguito ad esempio ad un evento traumatico e che consente di prevenire gli effetti di un dolore altrimenti troppo difficilmente gestibile.

Razionalizzazione

Con la razionalizzazione il soggetto escogita spiegazioni utili riguardo a certi comportamenti che sono rassicuranti per sé e nonostante siano evidentemente inesatti, si rivelano efficaci per affrontare i conflitti emotivi in corso.

Intellettualizzazione

L’intellettualizzazione è il meccanismo che permette affrontare i conflitti emotivi attraverso l’esercizio dell’intelletto in termini di astrazione e generalizzazione in modo da distanziarsi dai sentimenti che, provandoli, creerebbero angoscia.

Annullamento retroattivo

Con l’annullamento retroattivo la persona tende, in termini riparatori, a negare di aver espresso certi sentimenti o comportamenti in modo da non compromettere qualcosa di temuto.

Formazione reattiva

La formazione reattiva consiste invece nel cercare di gestire i conflitti emotivi attraverso un processo di sostituzione di sentimenti o pensieri inaccettabili con altri diametralmente opposti.

Meccanismi di difesa primari

Le difese primarie: come abbiamo detto in precedenza, si tratta di difese arcaiche, rigide, meno adattive e quindi più immature. Vediamone alcune.

Acting out

L’acting out, ad esempio, è un meccanismo che, per far fronte al conflitto emotivo stressante, agisce senza mediazioni, ovvero senza il processo riflessivo che fa da mediatore.

Il comportamento incontrollato permette l’espressione di sentimenti e desideri in maniera distruttiva per sé e per gli altri, incurante delle conseguenze sul piano personale e sociale.

Idealizzazione e svalutazione

L’idealizzazione e la svalutazione, tipici delle persone borderline, sono un meccanismo difensivo che consente al soggetto di fronteggiare il conflitto emotivo attribuendo caratteristiche estremamente positive o negative a se stessi o agli altri. In questo modo è possibile per l’individuo riuscire a controllare meglio lo stress percepito.

Proiezione

Attraverso la proiezione, invece, la persona attribuisce in maniera erronea ad altri gli impulsi, i desideri o i sentimenti non percepiti come propri. Così facendo la persona riesce, ingannando se stessa, a fronteggiare lo stress che gli causerebbe se riconoscesse come propri quei comportamenti e quelle emozioni che avverte invece così profondamente lontani da sé.

Introiezione

Nell’introiezione avviene che il soggetto consideri come proveniente dall’interno ciò che invece accade all’esterno, esattamente come avviene nel processo di identificazione con l’aggressore.

Identificazione

Nell’identificazione proiettiva avviene la proiezione sull’altro di un’emozione, un attributo o un affetto ritenuto inaccettabile e che viene percepito come fosse l’altro ad averlo provato o espresso. Si differenzia dalla proiezione perché l’individuo è consapevole del contenuto della propria proiezione.

Il soggetto proietta su qualcun altro un affetto o un impulso per lui inaccettabile come se fosse realmente l’altro ad aver dato vita a tale affetto o impulso. Il soggetto, a differenza di quanto accade con la proiezione, rimane pienamente consapevole di ciò che ha proiettato ma lo ritiene una reazione giustificabile ai quei sentimenti o comportamenti, erroneamente attribuiti all’altro.

Onnipotenza

Il meccanismo dell’onnipotenza consente al soggetto di fronteggiare il conflitto e lo stress ad esso associato attraverso un atteggiamento di superiorità e la forte convinzione di essere migliore di chiunque, proprio come se fosse depositario di verità uniche e dotato di poteri che lo differenziano dalla massa. Così facendo il soggetto ha la possibilità di salvare l’immagine positiva di se stesso ogni qualvolta si affacciano sentimenti di impotenza o delusione che rischierebbero di far vacillare la stima di sé.

Scissione

Con la scissione la persona non riesce ad integrare parti buone e cattive che sono presenti in se stesso o negli altri e quindi tende a leggere la realtà come costellata di oggetti o completamente positivi o totalmente negativi. Idealizzazione e svalutazione possono alternarsi continuamente investendo gli stessi oggetti di tratti ora positivi, ora negativi.

Così, l’individuo considera se stesso o gli altri come completamente buoni o cattivi; non integra le caratteristiche positive e negative di sé e degli altri in immagini coese; spesso la stessa persona viene alternativamente idealizzata e svalutata.

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I meccanismi di difesa sono patologici?

In sintesi, cara Laura, vorrei fosse chiaro che i meccanismi di difesa, caratteristici del processo diagnostico di tipo psicoanalitico, fanno parte del quadro diagnostico della personalità sana e delle sue eventuali patologie. Sia nei soggetti sani che nei soggetti affetti da moderate o gravi psicopatologie (si pensi ai disturbi di personalità, a quelli dissociativi o, ancora, ai disturbi della percezione, della coscienza o a quelli ossessivo-compulsivi), si attivano i meccanismi difensivi.

Ciò che li differenzia sta nella qualità dei meccanismi, nella quantità utilizzata e nella difficoltà ad attivarsi in maniera flessibile e funzionale a seconda delle circostanze. Come abbiamo visto, i meccanismi difensivi arcaici sono maggiormente disfunzionali, mentre quelli secondari tendono ad esserlo in modo minore.

L’apparato psichico attiva processi che hanno lo scopo di proteggere l’Io da tutti quegli affetti, desideri, pulsioni ed emozioni scatenati dalle situazioni stressanti che creano necessariamente conflitto fra le diverse istanze, ovvero tra Io e Super-Io, tra inconscio e coscienza. Queste parti contrapposte animano la vita psichica del soggetto attraverso pensieri, emozioni contrastanti, ecc.

Inconsciamente quindi, si attivano i meccanismi di difesa atti ad opporsi alla coscienza in modo da fronteggiare gli attacchi e le minacce che provengono dal mondo esterno.

A cura di Andrea Guerrini, psicologo e pedagogista
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