“Non posso più combattere”: la lettera di addio di Virginia Woolf al marito

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lettera virginia Woolf

Il 28 marzo 1941, all’età di 59 anni, Virginia Woolf si uccise gettandosi nel fiume Ouse (Sussez, Inghilterra). Dopo la sua morte, nella sua casa furono trovate due lettere, una indirizzata alla sorella Vanessa e l’altra al marito Leonard.

Una delle lettere era stata scritta una decina di giorni prima. Si suppone, infatti, che quello non fu il primo tentativo di suicidio di Virginia Woolf.

Diversi giorni prima, l’autrice britannica era rientrata da una passeggiata con gli abiti completamente bagnati, affermando di essere accidentalmente caduta.

Useremo la lettera di addio scritta da Virginia Woolf al marito per sensibilizzare sul tema del suicidio. Sono troppe numerose le false credenze che ruotano introno all’ideazione suicidaria. Tali credenze ostacolano la prevenzione del suicidio.

Perché Virginia Woolf si tolse la vita?

Le moderne tecniche diagnostiche hanno condotto a una presunta diagnosi di disturbo bipolare con eventi psicotici (le voci che affollavano la mente di Virginia le rendevano impossibile la lettura, la scrittura e, in generale, la concentrazione).

Il suicidio può avere molti significati:

  • Può essere attuato per vendetta
  • Per indurre negli altri sensi di colpa
  • Può essere un estremo tentativo di farsi amare
  • Per riparare a colpe che il suicida ritiene di aver commesso
  • Può essere un modo per liberarsi da sentimenti percepiti come inaccettabili
  • Può derivare dal desiderio di ricongiungimento con una persona defunta
  • Per sfuggire al dolore
  • Per evitare il vuoto emozionale
  • Per liberare se stessi e gli altri di un immondo fardello

Le variabili psicologiche coinvolte nel suicidio differiscono indubbiamente da persona a persona. La disperazione più che ogni altro fattore, sembra essere associata al rischio di suicidio. probabilmente Virginia Woolf si è suicidata perché non vedeva altra scelta, perché voleva liberare se stessa e il suo amato marito dal fardello che lei stessa rappresentava.

Virginia Woolf (a sinistra) mentre gioca con sua sorella Vanessa

Più di ogni altra cosa, Virginia Woolf si è suicidata perché aveva un disturbo e non ha avuto accesso a soluzioni alternative.

La persone sono generalmente ambivalenti riguardo le loro intenzioni suicide. Come scrive Shneidman: “La condizione tipica del suicida è uno stato in cui la persona può tagliarsi la gola e allo stesso tempo invocare aiuto, essendo profondamente sincera in entrambe le azioni. Questi individui sarebbero ben felici di non suicidarsi, se non si sentissero costretti a farlo”.

L’80% di coloro che tentano il suicidio fallendo, riferiscono di essere contenti di aver fallito oppure sperimentano sentimenti contrastanti (sollevati di aver scampato alla morte ma attanagliati dalla vita). In entrambi i casi si tratta di un ottimo appiglio per il lavoro terapeuta.

La lettera di Addio di Virginia Woolf scritta per il marito Leonard

La traduzione in italiano della lettera di addio di Virginia Woolf al marito Leonard:

«Mia amato, sono certa di stare impazzendo di nuovo.

Sento che non possiamo affrontare di nuovo uno di quei terribili momenti. E questa volta, per me, non ci sarà guarigione.

Inizio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi mi accingo a fare quella che sembra essere la cosa migliore da fare.

Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato tutto ciò che di buono una persona può essere, da tutti i punti di vista.

Penso che due persone non possano mai essere più felici di quanto lo siamo stati noi, finché non è arrivato questo terribile male. E io, non riesco più a combatterlo.

So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai, lo so. Vedi non riesco neanche a scrivere questa lettere come si deve. Non riesco più a leggere.

Quello che voglio dirti è che devo a te tutta la felicità che ho conosciuto nella mia vita.

Tu sei stato con me infinitamente paziente e incredibilmente buono. Voglio che tu lo sappia – ma è cosa risaputa da tutti.

Se ci fosse stato qualcuno in grado di salvarmi, quello eri tu. Sento che tutto mi ha abbandonato, tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita.

Penso che fosse impossibile essere più felici di quello che noi siamo stati. V.»

Suicidi in Italia

Le statistiche riferiscono dati allarmanti. Negli USA, il tasso di suicidio è circa di 1 su 10.000 abitanti per anno. A livello Mondiale circa il 9% della popolazione riferisce di aver avuto idee suicide e il 2,5% di aver compiuto almeno un tentativo di suicidio.

Dati ISTAT alla mano, in Italia i tassi di suicidio sono fortemente variabile da regione a regione. La regione con il numero più basso di suicidi è stata la Campania con 2,6 suicidi per 100.000 abitanti mentre la regione con il più elevato tasso di suicidi è il Friuli Venezia Giulia (9,8 per 100.000 abitanti) e il Trentino Alto Adige (8,7 su 100.000 abitanti). La media nazionale è di 5,6 su 100.000.

False idee e luoghi comuni da sfatare

Le false idee sul suicidio abbondano e questo fa sentire la necessità di sensibilizzare l’intera società. Sempre più spesso le persone sopravvissute al suicidio aderiscono a movimenti di sostegno e di opinione. Ecco alcuni luoghi comuni da sfatare.

Parlare di suicidio incrementa il rischio di condotte suicide. 

Falso. Parlare è utile, allevia il senso di oppressione.

Le persone che parlano di suicidio poi non lo mettono in atto

Sebbene Virginia Woolf non abbia parlato apertamente delle sue intenzioni, si stima che circa 3/4 dei soggetti che poi si tolgono la vita comunicano in precedenza l’intenzione di uccidersi.

Il suicidio viene attuato senza preavviso

Purtroppo i segnali sono flebili da cogliere ma ci sono. La persona che intende suicidarsi lo lascia capire in diversi modi. Affermazioni sul senso della vita, regali inaspettati e inspiegabili, la volontà di cedere quello che fino a poco tempo prima era stato il bene più prezioso…

La persona che si suicida vuole morire

Come premesso, vi sono sentimenti ambivalenti sulla volontà di morte. La maggior parte delle persone a cui si impedisce il suicidio, dimostra una poi una grande gratitudine.

Le persone che tentano il suicidio con mezzi poco letali non hanno realmente intenzione di uccidersi

Il suicidio è spesso un atto impulsivo, non tutti hanno la possibilità di una progettazione precisa. In più non tutti conoscono bene l’anatomia umana. Anche chi ha realmente intenzione di togliersi la vita può compiere dei tantativi dall’esito non fatale.

Basterà pensare alla stessa Virginia Woolf che ha avuto “successo” solo dopo un numero non noto di tentativi (almeno uno, stando alla datazione delle lettere che erano palesemente di addio). Il suicidio è un errore che può costare la vita.

Nella foto, il suggestivo faro di Godrevy che ha ispirato Virginia Woolf nella stesura del suo romanzo Gita al Faro.

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