Paura dell’intimità e anestesia emotiva

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Psicologa Psicoterapeuta, specializzata in terapia Familiare Sistemica Relazionale. Autrice di libri.
paura dell'intimità
L’intimità, indipendentemente dalla sessualità, comporta una relazione più profonda, autentica, quindi la necessità di scoprirsi e mostrare anche le parti più fragili.

Cosa è la paura dell’intimità? Le paure fanno parte del bagaglio di ognuno di noi, indispensabili per una sana crescita, ma possono diventare limitanti quando non permettono una libera espressione delle emozioni.

Da qui nasce la paura di essere feriti, mostrarci vulnerabili può provocare ansia, sia rispetto a ciò che si crede gli altri si aspettino da noi, sia rispetto al timore di soffrire. Le relazioni, in questa visione, rappresentano un rischio, per entrare in un contatto con l’altro occorre lasciarsi andare, perdere quel controllo confortevole di chi non vuole scoprire cosa altro potrebbero riservare nuovi o vecchi legami.

Pur di non rischiare, scommettendo su rapporti che espongono a una vulnerabilità, si preferisce il ritiro, mantenendo una distanza dagli altri, in uno stato di anestesia emotiva.

Le relazioni si impoveriscono, restano superficiali, limitate a bisogni temporanei dove quelli dell’altro non vengono tenuti in considerazione. In questo modo la paura di soffrire annulla il desiderio di amare e essere amato.

I rapporti diventano sempre più insoddisfacenti, andando di conseguenza a confermare l’idea che non ci si possa fidare o lasciarsi andare nelle relazioni.

Per evitare di soffrire quindi si rinuncia all’amore o a veri rapporti d’amicizia, perché anche questa richiede autenticità e intimità.

Chi teme coinvolgimenti emotivi probabilmente sta sfuggendo alla paura di perdersi all’interno delle relazioni, dove i confini non sono più così rigidi, fino a temere di essere invasi o fagocitati dall’altro.

Nonostante ci si senta forti, con un’apparente sicurezza dovuta al controllo, in realtà si sta nascondendo la propria fragilità, l’insicurezza rispetto alla propria identità. Chi ha una struttura salda, invece, può sostenere la paura del rifiuto o dell’abbandono, confrontandosi con l’altro senza sospettare di esserne ferito.

Perché si ha paura dell’intimità

L’origine di questa paura spesso risiede nell’infanzia, nei primi rapporti relazionali instaurati con i propri genitori, nel modello di attaccamento, ma può succedere anche che le esperienze vissute possano riportare conseguenze che vanno a influenzare la capacità di costruire legami.

Delusioni, tradimenti, traumi, incomprensioni vengono percepiti come mine sparse lungo il percorso di avvicinamento a qualcuno. Qualsiasi passo in avanti è vissuto come pericoloso, la soluzione possibile resta l’immobilismo. Non si va né avanti né indietro, non ci si fa male, ma allo stesso tempo non ci si concede del bene.

Come superare la paura

L’altro non deve essere visto come un ipotetico pericolo ma come opportunità di crescita. Investire in rapporti significativi permette di poter curare le proprie ferite, gradualmente, imparando ad aver fiducia nell’altro, imparando ad accettarsi e a riconoscersi nella propria interezza, con punti di forza e di debolezza. Infatti oltre alla propria educazione e all’esperienze negative passate, che influenzano la possibilità di lasciarsi andare, ciò che blocca è la propria insicurezza.

Riuscire ad accettarsi e ad accettare l’altro è una vera sfida. Troppo spesso abbiamo bisogno di rassicurazioni dagli altri per sentirci adeguati per questo entrare in contatto con qualcuno può mettere in discussione le nostre vacillanti sicurezze.

Finché l’altro viene visto solo come mezzo per una propria valorizzazione e per ottenere approvazione è inevitabile temere il rifiuto come una ferita narcisistica.

Se si dipende da qualcuno per sentirsi amati e desiderabili non si è certo in grado di potersi mostrare per ciò che si è integralmente, si ha anche paura di riconoscerlo a se stessi. Quindi per poter creare rapporti intimi e profondi bisogna prima di tutto poter credere nel proprio valore e nella capacità di potersi esprimere senza pensare solo all’ipotesi che all’altro potremmo non piacere.

Per raggiungere questa consapevolezza occorre capire se e quando avvertiamo ostacoli e successivamente imparare a rimuoverli, gradualmente, per non sentirsi né invasi né abbandonati. Quando si è in grado di percepire se stessi e di potersi esprimere liberamente e totalmente anche all’interno delle relazioni allora non si avrà bisogno di mantenere una distanza emotiva così come non si temerà di perdersi al suo interno.

Lucia Cavallo, Psicoterapeuta 
specializzata in terapia Familiare Sistemica Relazionale


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2 commenti su “Paura dell’intimità e anestesia emotiva”

  1. Concordo in.pieno,ma quando ci si apre all’altro mostrando i propri.stati d’animo e riconoscendo i propri limiti e fragilita e l altro si.chiude perché non riconosce importanti certe argomentazioni allora che si fa?Ognino abiamo paure e limiti,ma se nn.li riconosciamo in.un.sincero confronto con.l altro come si.puo creare la connessione emotiva?Per me è fondamentale in un rapporto ma se per il.partner no e si rifiuta di ascoltare perche preferisce nn.litigare allora come si fa a fidarsi l uno dell altro?senza un.sincero confronto come si stabilisce questa intimità?

I commenti sono chiusi.