Lucia Cavallo

Meccanismi psicologici che si celano dietro emozioni inespresse

Illustrazione: LuzdeLuna

Sin da piccoli, tutti abbiamo a che fare con le emozioni. Ci sono quelle innate e uguali per ogni individuo, anche per chi vive in popolazioni e contesti completamente diversi, per questo chiamate primarie, a cui poi si aggiungono quelle secondarie che sono conseguenza della combinazione di più emozioni che si sviluppano con la crescita, l’esperienza e l’interazione sociale.

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La paura di ciò che non si conosce limita la nostra crescita

Intorno agli 8 mesi i bambini sperimentano la paura nei confronti dell’estraneo, passando ad una fase che ha un significato adattivo ed evolutivo, in quanto rafforza l’attaccamento nei confronti della madre, indispensabile per la sua protezione e sopravvivenza. Il bambino avverte nell’altro un pericolo, qualcuno diverso da ciò che per lui inizia a diventare familiare.

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La psicoterapia come la tecnica giapponese del Kintsugi

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro, donandogli un aspetto nuovo attraverso le preziose cicatrici. Ogni pezzo riparato di conseguenza è unico e irripetibile proprio grazie alle sue “ferite” e alle irregolarità delle decorazioni che si formano.

L’oggetto quindi diventa ancora più pregiato grazie alle sue cicatrici, perché loro credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello, ancora più prezioso sia esteticamente che interiormente. Questa tecnica è chiamata “Kintsugi” cioè riparare con l’oro.

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“Ho dato troppo, ora basta!” Sentimenti fino a esaurimento scorte

Illustrazione: Barrio Chico by Manada

Prima o poi capita a tutti di subire o provocare un dolore. Quando vogliamo rappresentare e collocare fisicamente un’emozione utilizziamo spesso termini che partono dal cuore:

  • ho avuto un colpo al cuore,
  • mi si è fermato il cuore,
  • il cuore mi batte forte,

è in questo organo che focalizziamo i nostri affetti, ma cosa succede in realtà?
Tutte le prove a cui siamo sottoposti cosa comportano? Il cuore resta sempre lo stesso?

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La distanza emotiva dei rapporti nell’era digitale

Illustrazione di: JAMIE EDLER

Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto di lavoro. I legami sono stati sostituiti dalle connessioni. Disconnettermi è solo un gioco di click mentre essere amici nella vita reale richiede un impegno costante. (…) L’amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l’uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ricreato , rigenerato ogni giorno.” – Zygmunt Bauman

Quando tutto sembra a portata di mano e facile, trovare il valore dell’impegno e della costruzione dei rapporti sembra un’impresa, quasi un sacrificio che non si è sempre disposti a fare. Se i rapporti vengono visti in una prospettiva utilitaristica, allora diventano un ulteriore “servizio” da utilizzare al bisogno, finché non si consuma.

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La dura vita del narcisista (e di chi gli sta accanto)

narcisista chi è

Chi è il narcisista? Sempre più spesso si leggono articoli su narcisisti, descritti come veri e propri vampiri, se ne parla talmente tanto che diventa difficile aggiungere altro. Eppure se è vero che causano profonda sofferenza a chi hanno accanto, e sono più spesso le loro vittime a venire a chiedere aiuto, è altrettanto vero che essi stessi non se la passano meglio. Non dimentichiamo che nella leggenda Greca, Narciso è condannato a non realizzare il suo amore e per questo ne muore.

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Accetto e perdono, poi vado avanti per la mia strada

Perdono e rabbia. Istintivamente quando subiamo un torto, un’offesa o ciò che riteniamo un’ingiustizia proviamo sentimenti di dispiacere, soprattutto se a ferirci è una persona vicina, e di rabbia. Istintivamente la prima reazione è quella di rispondere al torto subito, vendicandosi o cercando una compensazione per le emozioni negative che si avvertono.

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