Per molte persone, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire

| |

La dipendenza affettiva può essere vista in diverse chiavi di lettura. La psicoterapeuta Lucia Cavallo ci dà interessanti spunti di riflessione.

Come si crea la dipendenza affettiva

Quando si ha la presunzione di poter andare oltre il volere dell’altro, riuscire a farsi amare da chi non ne ha intenzione o nel modo in cui lo si pretenderebbe, si sta cadendo nel baratro della dipendenza affettiva. Spesso il rifiuto è ricercato, diventa un presupposto indispensabile, si lega alla negazione di sé e al bisogno di dedicarsi completamente all’altro, perseguendo esclusivamente il suo benessere.

Nell’antica Grecia si usava il termine Hybris per connotare gli esseri umani che volevano superare i propri limiti, sfidando gli dei. Ripreso successivamente dalla psichiatra milanese Selvini Palazzoli, potremmo vederlo applicato allo stesso modo in alcune situazioni di dipendenza affettiva dove “gli innamorati” pretendono di superare ogni limite.

Caratteristiche della dipendenza affettiva

La presunzione di essere amati è uno degli aspetti della dipendenza affettiva che segnala inoltre una componente narcisistica.

L’amore viene visto come unica risoluzione ai propri problemi, spesso legati a vuoti affettivi che hanno origine nell’infanzia, per questo ci si dedica completamente all’altro nell’illusione che il rapporto possa diventare stabile e duraturo.

La paura per ogni tipo di cambiamento enfatizza l’impossibilità di una crescita personale, di un’attenzione verso i propri desideri e interessi. Ovviamente però tutti gli sforzi dedicati alla relazione e ai bisogni dell’altro non fanno che creare un’ulteriore insoddisfazione e sofferenza che amplifica le paure iniziali, rinforzando il circolo vizioso.
Si stabiliscono dei ruoli rigidi dove al fianco di un partner bisognoso se ne associa uno fuggitivo.

A seguito di continue richieste, pretese, ricerca di affetto, il partner oggetto di queste attenzioni si sente fagocitato, inadeguato e incapace di assecondare aspettative che non può o non vuole soddisfare, per cui inizia la fuga e di conseguenza l’inseguimento.

Nel tentativo di conquista, oltre alla sfida, c’è una battaglia da parte di entrambi per l’auto affermazione, uno ha bisogno di essere amato, l’altro di poterlo rifiutare, negando la possibilità di ricambiare l’amore. Il bisogno di inseguire dell’uno è speculare al bisogno di poter rifiutare dell’altro. Chi fugge diventa punitivo, ferisce l’altro, forse perché vede in lui il genitore che non ha prestato adeguate attenzioni nell’infanzia, matrice comune anche per chi insegue che spesso ha una storia familiare caratterizzata da carenza di affetto.

L’insicurezza personale è alla base di queste dinamiche, dovuta alla mancanza di una crescita in ambienti in cui sperimentare la possibilità di sentirsi degni di amore.

Negare i propri bisogni è un’altra caratteristica dei dipendenti affettivi, che si annullano in quelli dell’altro. Ogni energia e ogni attenzione è rivolta verso l’altro, ci si impegna esclusivamente nell’amare o nel ricevere approvazione o a risolvere i problemi del partner, trascurando se stessi e ritenendosi poco meritevoli.

Si delinea così un ulteriore aspetto fondamentale dei dipendenti affettivi: un atteggiamento negativo verso il Sé, per cui si convincono di non essere mai adeguati e per essere amati devono sempre essere diligenti, amabili, sacrificarsi per l’altro per poter ricevere il suo amore.

Abituarsi a soffrire con le New Addictions

La dipendenza affettiva rientra nelle New Addictions ( Nuove Dipendenze), che comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica (droga, alcol, farmaci, ecc.), ma l’oggetto della dipendenza è rappresentato da comportamenti o attività che sono parte integrante della vita quotidiana.

Tali comportamenti in alcuni individui possono assumere caratteristiche patologiche, fino a invalidare l’esistenza del soggetto stesso e il suo sistema di relazioni, provocando quindi gravissime conseguenze (oltre alla dipendenza affettiva, tra le New Addictions possiamo annoverare: la dipendenza dal gioco d’azzardo, da Internet, dallo shopping, dal lavoro, dal sesso e la dipendenza dal cibo).

La dipendenza affettiva è una condizione relazionale negativa caratterizzata da un’assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva e nelle sue manifestazioni all’interno della coppia, che tende a stressare e a creare malessere psicologico o fisico.

Quando un rapporto affettivo diventa un legame limitativo o, ancora peggio, una vera ossessione in cui si crea uno squilibrio tra il dare e il ricevere, l’amore può trasformarsi in un’abitudine a soffrire, un disagio psicologico che è in grado di interferire con ogni aspetto della vita di un individuo, come un costante dolore, alimentando spesso altre gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali.

Sembra difficile abituarsi a soffrire, ma è molto più frequente e comune di quanto si pensi, non solo in ambito psicologico. Ci si “auto mutila” per paura di guardare avanti, per paura di ciò che non si conosce, diventa più facile rimanere nel dolore, muovendosi (più che altro restando immobili) in ciò che si conosce.

Come uscire dalla dipendenza affettiva

Come per altre dinamiche di dipendenza quindi si può pensare di uscirne rinforzando la propria autostima, ricostruendo la propria identità, riempiendola con l’amore e la cura per se stessi, occupandosi dei propri bisogni. In questo modo si può iniziare ad accettarsi e volersi bene, sentirsi completi per potersi avvicinare agli altri senza sentire il bisogno di aggrapparcisi, per riuscire ad amare pienamente, senza ansie o paure.

“Finché abbiamo bisogno dell’altro non abbiamo la capacità di stare soli e godere l’immensa ricchezza che lo stare soli fa scaturire. Il nostro centro è il luogo dove solo noi possiamo andare, luogo dove troviamo il nostro soddisfacimento. Ma l’amore vero non è una fuga dalla solitudine, l‘amore vero è uno stare soli che trabocca. Uno è così felice nell’essere con se stesso che vorrebbe condividere. La felicità vuole sempre condividere. E’ troppa, non può essere contenuta, come il fiore non può contenere la sua fragranza, deve essere emanata”. – Osho

Lucia Cavallo, Psicoterapeuta 
specializzata in terapia Familiare Sistemica Relazionale
Se ti è piaciuto questo articolo puoi seguirci su Facebook:
sulla Pagina Ufficiale di Psicoadvisor o nel nostro gruppo Dentro la PsichePuoi iscriverti alla nostra newsletterPuoi leggere altri miei articoli cliccando su *questa pagina*.

Previous

Terapia corporea: una preziosa risorsa per gestire l’ansia

Perché mi innamoro subito

Next