Perchè il giudizio degli altri ci condiziona così tanto?

“Sii te stesso e di’ sempre quello che pensi: chi se la prende non conta e chi conta non se la prende.”  T.  Seuss. Se ognuno di noi facesse proprio e mettesse in pratica questo pensiero, non esisterebbe in nessuno il timore di sentirsi giudicato dagli altri, perché la paura del giudizio altrui è uno dei freni più duri da superare.

Molte persone sono condizionate nelle loro scelte da questa ragione ed a volte questa sensazione riesce perfino a bloccare le loro azioni, costringendole nel limbo dell’eterna indecisione. Si tratta di un limite gravissimo, dal quale bisogna assolutamente liberarsi, per essere finalmente in grado di prendere delle decisioni autonomamente, indipendentemente dal fatto che la propria scelta possa essere giusta o sbagliata.

Essere amati a tutti i costi

Essere amati ed accettati da chi ci circonda è uno dei nostri bisogni umani essenziali: nella famosa Piramide di Maslow, il bisogno di appartenenza si colloca addirittura al terzo gradino, subito dopo il bisogno di sicurezza (salute, lavoro, etc.).

Temiamo di non venire accettati per via del nostro aspetto fisico, delle nostre origini, del nostro livello di educazione, del nostro lavoro, della nostra età, etc. Ognuno di noi teme di venir giudicato su un aspetto piuttosto che su un altro, ma alla base di tutto vi è il timore dell’umiliazione, dell’esclusione dal gruppo, dell’emarginazione. Tale timore, comune a quasi tutti, in alcuni può addirittura trasformarsi in fobia, la fobia sociale o ansia sociale

Perchè siamo condizionati dal giudizio degli altri?

Ancor prima di Maslow, l’antico filosofo greco Aristotele affermò che… l’uomo è un animale sociale, ovvero tende per sua natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Le motivazioni di questa “spinta” sociale che ha caratterizzato la storia umana da millenni sono da ricercarsi nel nostro processo evolutivo.

Secondo i principi della psicologia evoluzionistica, le nostre paure (ed in generale le nostre emozioni) non sono altro che le risposte che il nostro cervello ha elaborato nel corso dei millenni per adattarsi all’ambiente circostante. Nello specifico, nel paleolitico chi viveva in un gruppo di cacciatori e raccoglitori aveva una probabilità di sopravvivenza molto più elevata rispetto ai “lupi solitari”.

Solo grazie alla specializzazione dei singoli individui e al loro coordinamento, un gruppo di umani poteva avere ragionevoli possibilità di sopravvivere in un ambiente ostile, in cui si cacciava per sfamarsi e al contempo si cercava di non essere cacciati per sfamare gli altri predatori. In questo contesto chi era malgiudicato rischiava l’esclusione dal gruppo e questo si traduceva spesso in morte precoce.

I nostri antenati erano pertanto terrorizzati all’idea di essere giudicati male dagli altri membri del gruppo: questo poteva avvenire se non si faceva il proprio dovere durante le battute di caccia, se si andava contro le convenzioni sociali o se si parlava in aperto contrasto con il leader. Proprio in questo contesto si è sviluppata infatti anche un’altra nostra paura ancestrale: la paura di parlare in pubblico

Questo terrore di esporci, di apparire diversi, di non essere accettati è rimasto marchiato a fuoco nel nostro DNA.

Il meccanismo della ricompensa

Il meccanismo della ricompensa nel cervello è uno dei più antichi e indica fondamentalmente quali sono i comportamenti che ci fanno sentire bene, ma questo non significa che siano sani. L’obiettivo principale è impedirci di interrompere i comportamenti che producono piacere.

Per ottenere questo, nel cervello vengono rilasciate delle sostanze come i monoammidi, che generano uno stato di eccitazione o di benessere. Il problema è che, nella misura in cui ripetiamo il comportamento che ci fa sentire bene, la connessione viene rinforzata nel cervello, e questo porta alla dipendenza e all’assuefazione.

Infatti, il meccanismo che si attiva quando riceviamo l’approvazione sociale è quasi identico a quello che c’è alla base della dipendenza. Pertanto, è come se fossimo fatti per cercare l’accettazione.

Ovviamente, ci sono persone per le quali questa connessione non è così forte, sono quelle più sicure di sé, che probabilmente hanno ricevuto una formazione nella quale non erano “obbligati” a cercare costantemente l’approvazione. In questi casi la connessione è molto più debole e, di conseguenza, lo è anche la sensazione di benessere quando qualcuno concorda con le loro opinioni.

Legati indissolubilmente alle opinioni degli altri?

Questi risultati non significano che siamo legati alle opinioni degli altri. Indicano piuttosto che ad alcune persone, probabilmente a causa della formazione che hanno ricevuto da piccoli, gli preoccupa di più il giudizio degli altri. Ma la cosa più interessante è che il nostro cervello ha una grande plasticità, il che significa che possiamo cambiare in qualsiasi momento. Sarà più difficile, ma non impossibile.

Come sbarazzarsi del bisogno patologico di ricevere approvazione?

In sostanza, il bisogno di approvazione si combatte cambiando le convinzioni che lo sostengono: a tal proposito vi rimando alla lettura dell’articolo “Come sbarazzarsi del bisogno di ricevere approvazione”


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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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