Ritardatari cronici: perchè?

Il ritardatario cronico è un sognatore, con la testa fra le nuvole, il cui tempo sfugge via come sabbia tra le dita.

Mario: “A che ora passo a prenderti sperando di trovarti pronta almeno questa volta?”
Anna: “ Vieni alle 17, sarò pronta”
Intanto sono le 18 e Anna come al solito non è ancora pronta!
Come si spiega il ritardo di Anna? Il nostro rapporto con il tempo rivela delle caratteristiche importanti della nostra personalità?

Motivazioni psicologiche nel ritardatario cronico

Il ritardo spesso racchiude un disagio emotivo che viene negato anche a se stessi: la tendenza ad arrivare in ritardo non dipende solo dalla disorganizzazione, ma anche da alcune motivazioni psicologiche inconsce.

Il ritardo costante è spesso un atto inconscio di ribellione: chi arriva sempre in ritardo è spesso insofferente a obblighi e regole della società che non percepisce in sintonia con il proprio ritmo interiore; l’essere in un certo posto ad una certa ora è visto come come un obbligo e una limitazione alla libertà.

Altre volte il ritardo racchiude una forma di ribellione inconscia ad uno stile di vita che si avverte come poco stimolante e pieno di doveri: chi è spesso in ritardo ha magari una giornata piena di impegni e ha la sensazione inconscia di non essere padrone della sua vita e del suo tempo; il ritardo è, così, un tentativo di riprendersi, almeno parzialmente, quel tempo che gli impegni della giornata gli sottraggono.

Un’altra possibile motivazione inconscia del ritardo costante è il desiderio di attirare l’attenzione degli altri; chi arriva in ritardo ad un occasione importante ha spesso gli occhi di tutti puntati su di sé: “Vediamo un po’ se ci tengono a me, se mi aspettano, allora sono importante per loro”.

Correlazioni tra disturbi di personalità e ritardatari cronici

Nel soggetto istrionico

Il ritardo è una sorta di riflettore virtuale dove il ritardatario brilla per la sua assenza: si mette in mostra, richiama l’attenzione su di sé, e impone a chi lo aspetta di pensarlo e di desiderarlo.

Nel soggetto con disturbo abbandonico

Il ritardo rapprsenta una forma di protezione per ingenerare nell’altro ansia, suscitare paura e timore che alla base del ritardo ci sia un grave motivo. E’ come un bimbo che teme l’abbandono, percepito come una minaccia. Dunque è come se venendo puntuale (o in anticipo), temesse di rimanere solo perchè l”altro potrebbe non presentarsi all’appuntamento. E’ come se volesse sempre farsi attendere in modo egocentrico: se tu mi aspetti, vuol dire che mi vuoi bene! Se vengo puntuale vuol dire che sono sottomesso e dipendente da te. Non saprò mai quanto valgo per te

Nel soggetto evitante

Il ritardo rappresenta la non curanza, il disinteresse verso qualsiasi tipo di impegno. Il ritardo permette di defilarsi, di rinviare e di prendere tempo, dimenticando per un po’ le proprie responsabilità.

Nel soggetto narcisistico

 La scarsa stima degli altri e il disinteresse verso il prossimo possono essere all’origine delle situazioni più complesse di ritardo cronico: gli altri non hanno importanza e possono aspettare a oltranza.

Nel soggetto Border

il ritardo rappresenta una sorta di compensazione, un bisogno di rivalsa inconscia per ottenere un risarcimento a un torto subito (anche se non si tratta della persona in questione). Identifica la puntualità come una sorta di “obbligo sociale” anzi non si sente neppure in dovere di scusarsi, perché è convinto che il suo sia un atto di libertà.

Nel soggetto con attaccamento infantile disorganizzato

il ritardo è la conseguenza di una valutazione ottimistica che tutto vada bene: il soggetto si tara sempre sulla condizione migliore che non ci sia traffico, che non si buchi una gomma, che il computer non vada in crash, che le persone con cui s’interagisce siano a disposizione ragionevole, che non capitino imprevisti. Significa non considerare i fattori nella loro reale dimensione, ma nella loro idealità. In sintesi il disorganizzato è una persona simpatica ma incapace di programmare la propria vita. Pretende di fare troppe cose, che alla fine non riesce a portare a termine oppure si riduce all’ultimo momento.

Nel soggetto con un vissuto di restrizioni da parte delle figure genitoriali

Il ritardo rappresenta un pensiero non cosciente che si estrinseca con un bisogno di esprimere disobbedienza. Lo stesso riguarda le madri che non si sono comportate in modo severo ma che sono state vissute come troppo richiedenti, e che possono aver esercitato la loro funzione materna in modo eccessivo: per esempio, sono state iperprotettive.

La persona ritardataria potrebbe aver percepito come costante una richiesta di non deludere le attese dell’altro. Così il soggetto trasferisce inconsciamente il suo senso di oppressione su altre persone che appaiono richiedenti, sia nei rapporti professionali che privati quindi per evitare la costrizione ad obbedire, (che ricorderebbe l’oppressione sperimentata in altre occasioni), lo porta a contestare la puntualità, perché suonerebbe in lui come sottomissione.

Nel soggetto con disturbo dipendente

Il ritardo è la conseguenza di un atteggiamento ansioso invalidante. Il ritardatario è uno che non sa dire di no, se sta per uscire e lo chiama un amico, non si sente di dirgli che non ha tempo per lui e lo ascolta pazientemente ma poi è oppresso dall’inquietante tic tac delle lancette dell’orologio tanto da non riuscire a gestire il tempo. In sintesi è incapace di padroneggiare il tempo, anzi ne è schiavo. E’ una persona un pò infantile, la sua frase tipica è “Mi aspetti da molto? Scusami, non mi sono accorto di fare così tardi”.

Ritardatari coscienti

Oltre al ritardatario involontario, vittima di fattori inconsci,  ci sono almeno altri due tipi di ritardatari:

Il ritardatario pieno d’impegni

orre dietro al tempo per sbrigare più cose possibili e che a fine giornata resta soddisfatto di ciò che è riuscito a fare (ritardatario ottimista)

Il ritardatario in perenne lotta contro il tempo

E’ la tipica persona sicura di sé, competitiva  che svolge un numero di attività inimmaginabile nelle sole ventiquattro ore (attività che per esser realizzate al meglio necessitano di un individuo che non si preoccupi di rispettare orari).

Se questa abitudine compromette la normale vita di relazione c’è una soluzione?

Il punto consiste nel fatto che tale comportamento è inconscio, quindi, anche se c’è la buona intenzione di giungere puntuale, automaticamente il soggetto arriva in ritardo. Si tratta, infatti, di un aspetto del carattere che si assume precocemente negli anni dell’infanzia, preadolescenza o adolescenza, e che offre sicurezza al ritardatario con la compensazione di aver fatto molte cose prima dell’appuntamento.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

1 Commento a “Ritardatari cronici: perchè?”

  1. Valentina Orlando

    Mar 04. 2018

    Quali soluzioni si possono trovare nella vita e convivenza quotidiana con una persona che presenta costantemente queste caratteristiche insieme alla disorganizzazione ?
    Grazie.

    Reply to this comment

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