S.O.S Famiglie allargate: dinamiche e riflessioni

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Famiglie allargate

La gestione dei figli e la relazione con i nuovi partner dopo una separazione: la famiglia allargata.

Oggi le famiglie si allargano, i figli vivono fra madri biologiche, padri “adottivi” o genitori dello stesso sesso. I tetti si moltiplicano, i fratelli di sangue convivono con quelli “acquisiti”, le figure educative e di riferimento aumentano.

Da una parte si potrebbe dire che i bambini e i ragazzi che vivono situazioni di famiglia allargata acquisiscono, attraverso l’ingresso di nuove figure genitoriali, ulteriori risorse e punti di riferimento rispetto ai genitori di sangue.

La psicologia delle famiglie allargate e possibili risvolti

“Mio padre mi ha sempre trascurato, per motivi di lavoro era sempre in viaggio. Poi i miei genitori si sono separati e il compagno di mia madre si è traferito a casa nostra. Quest’uomo è stato un vero esempio, una salvezza, gli sarò sempre riconoscente”.

Questo è un caso di situazione in cui una nuova figura paterna che è entrata a far parte della vita del ragazzo, ha contribuito alla crescita e allo sviluppo del medesimo. Quando non va così, nelle famiglie allargate, possono proliferare problematiche di ogni genere.

“Non la sopporto!”, grida Paolo al padre, “che cosa vuole da noi? Ho già una madre!”. Oppure: “che si faccia gli affari suoi! Non è nemmeno mio padre!”.

Questi esempi mostrano l’opposizione di un diciottenne alla nuova moglie del padre e di una ragazza di 15 anni al compagno della madre. In questi casi, come spesso accade, i figli hanno difficoltà ad accogliere ed accettare i nuovi partner. Si sentono invasi, infastiditi, non intendono recepire né regole, né i tentativi di avvicinamento affettivo da parte di essi, né tantomeno riconoscergli un ruolo.

Non esiste un modus operandi che possa adattarsi ad ogni situazione, perché in queste nuove famiglie si innescano ed incrociano una moltitudine di complessità.

Siamo andati a mangiare una pizza tutti insieme, ma non mi sembra che i miei figli abbiano piacere a parlare con lui, d’altra parte li capisco”, dice Chiara a proposito del nuovo compagno.

Questa donna cerca di inserirlo in famiglia, ma le viene spontaneo rispettare e comprendere il rifiuto dei figli. “Mi dispiace, a volte mi sento in colpa perché avrebbero voluto loro padre in casa, inoltre mi sento impotente di fronte alla loro disapprovazione.

Famiglie allargate con figli

Specie se i bambini sono piccoli, aiutare il marito/moglie ad inserirsi nella nuova famiglia, piuttosto che fare alleanza con i propri figli compiacendo del tutto la loro disapprovazione, può essere molto importante. Ciò non significa essere insensibili e non comprendere le loro difficoltà, ma vuol dire ricordarsi che il centro della famiglia consiste nell’equilibrio e nel benessere della coppia.

La felicità di una donna con il nuovo marito oppure la sua ansia o preoccupazione perché i figli lo rifiutano, come nel caso sopra citato di Chiara, avranno un impatto differente anche sui figli.

Il nuovo partner, invece, di fronte al rifiuto dei “figli acquisiti”, può sperimentare un senso di abbandono, esclusione e solitudine o avere la sensazione che qualunque approccio utilizzato per avvicinarsi ai figli del compagno/a, sia sbagliato.

Anche in questa situazione non esistono regole universali. “Ho imparato a muovermi in punta di piedi in questa nuova famiglia”, racconta Carlo, “ma non è stato facile perché per anni mi sono dovuto districare tra l’accettazione del comprensibile rifiuto dei figli della mia nuova moglie, un atteggiamento rispettoso e non invadente e i timidi tentativi che ho fatto per costruire gradualmente un legame con loro. Che fatica! E se posso essere sincero, quando entri a far parte di una famiglia hai le scocciature di un figlio, che nemmeno è tuo e al posto dell’amore ricevi, almeno per i primi tempi, fastidio e rifiuto”, disse sarcasticamente.

Queste due situazioni evidenziano come non sia facile dal punto di vista della relazione l’incontro fra i figli e il nuovo partner, né per il genitore che gestisce i figli, né per il cosiddetto nuovo arrivato che entra a far parte di una famiglia.

Problemi educativi

Il secondo dei problemi più frequenti riguarda la gestione dei figli dal punto di vista educativo.

“In casa nostra i dolci non entrano!”, grida Federica. “Ma dalla mamma li mangio ogni giorno!”, ribatte Paola. Questo esempio mostra un padre che nel week-end porta a casa la figlia avuta dal primo matrimonio, che discute con la moglie a proposito delle abitudini alimentari della bambina. Ogni tetto ha determinate regole, alcuni non ne hanno affatto.

Come si conciliano i diversi approcci educativi e le innumerevoli diversità di vedute, che inequivocabilmente si incontrano quando un figlio respira l’aria di famiglie differenti?

In ogni frangente, che si tratti della gestione educativa dei figli oppure di questioni relazionali con i nuovi partner, risultano decisivi l’atteggiamento e la consapevolezza degli adulti.

I figli d’altra parte non costruiscono volontariamente queste nuove situazioni familiari, ma ci si trovano, per cui faticheranno meno ad adattarsi ove troveranno un “nuovo arrivato” capace di accogliere il rifiuto senza prenderlo sul personale, ma come momento di inevitabile passaggio e di probabile evoluzione.

E ancora, i figli sapranno più facilmente accettare regole differenti ove ci saranno adulti in grado di confrontarsi, parlarsi, usare il buon senso e allinearsi fra loro per evitare di confonderli utilizzando modelli educativi troppo lontani fra un tetto ed un altro. Tuttavia, nella realtà accade spesso che i figli, dopo una separazione o un divorzio, continuino ad essere il pretesto dei genitori per perpetuare all’infinito i loro vecchi conflitti.

In questi casi, al posto degli adulti ci sono dei “bambini”, pronti a ferirsi, vendicarsi o provocarsi, che perdono di vista sia la gestione delle relazioni che le questioni legate all’educazione dei figli. E va da sé che allora il problema non sia da individuare nella famiglia allargata in quanto tale, ma negli individui che la animano e amministrano.

Cristina Radif, psicoterapeuta
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