Relazioni Io-Tu e relazioni Io- Esso. L’intelligenza sociale secondo Goleman

Secondo Daniel Goleman il cervello è modellato in maniera naturale per interagire positivamente con altri esseri umani, stabilendo legami più o meno forti a seconda delle capacità sociali di ognuno.

Goleman distingue due fondamentali capacità: la consapevolezza sociale e l’abilità sociale.

La consapevolezza consiste nella capacità di capire gli altri, di percepire con esattezza i loro sentimenti attraverso l’empatia, di capire in che modo interagiscono tra di loro e i relativi legami che li uniscono. Dall’altro, c’è la capacità di sfruttare in maniera efficace le conoscenze acquisite, attraverso una serie di interazioni positive.

Non sempre consapevolezza e abilità sociale vanno di pari passo. L’abilità sociale, infatti, prevede una serie di regole ben precise: essere in sincronia con l’ascoltatore (capire il suo stato d’animo e percepire le sue esigenze), essere capaci presentare sé stessi in maniera soddisfacente in modo da essere a propria volta capiti o visti in buona luce, influenzare l’interazione sociale a proprio favore e mostrare sollecitudine per i bisogni dell’altro.

Le interazioni fra due persone sono spesso influenzate, oltre che dalle parole, da una serie di messaggi non verbali che denotano se si è davvero “sulla stessa lunghezza d’onda” dell’altro: spesso infatti due persone che parlano insieme, tendono a ripetere, come in un balletto, gli stessi gesti in contemporanea. Questa interazione non può essere simulata: se si ripetono meccanicamente e volontariamente i gesti dell’altro, anzichè risultare simpatici si finisce per destare diffidenza.

Secondo Goleman le interazioni con gli altri possono essere classificate in due categorie fondamentali: relazioni Io-Tu e relazioni Io- Esso.

Nelle relazioni Io-Tu ci si immedesima nell’altro, se ne capiscono le esigenze, si sente un’altra persona come proprio simile e ci si cura della sua emotività: sono relazioni positive basate sull’empatia. Questo tipo di interazioni sociali ci fa sentire “connessi” agli altri e rende la vita più piacevole. Anche chi vive in condizioni di forte stress riesce ad affrontarle in maniera molto più efficace se può contare su molte relazioni di questo tipo.

Nelle relazioni Io- Esso invece l’altro è visto come un oggetto: qualcuno da cui prendere qualcosa, da sfruttare. Chiaramente è quando ci si sente un “Esso” che la relazione sociale è dannosa. Può capitare quando ci si sente usati da partner, amici o datori di lavoro incuranti delle proprie esigenze emotive.

L’autore sostiene che il degrado della socialità nella società moderna, deriva dal prevalere di intererazioni “Io-Esso”: accade quando non si prova empatia per l’altro, perciò non si prova rimorso nel fargli ad esempio del male, perché l’altra persona non è percepita come qualcuno uguale a sè. Ecco quindi il proliferare di delinquenza, vessazione, indifferenza ed aggressività.

Esistono persone ad esempio abili socialmente, capaci di manipolare gli altri, ma totalmente prive di empatia, che possono essere potenzialmente pericolose.

Goleman le suddivide in narcisisti, machiavellici e psicopatici.

  • Il narcisista è un insicuro che attaccherà chiunque non gratifichi il suo ego, ma che riesce a farsi strada ostentando una falsa sicurezza. Con queste persone va tutto bene solo fino a quando non si prova a contraddirle. Se questo accade diventano ostili e vendicative.
  • I machiavellici vedono il prossimo solo come qualcuno da sfruttare: manipolano gli altri per i propri scopi e non si curano dei danni provocati. Riescono a farsi apprezzare dai superiori e da chi vogliono blandire per raggiungere un obiettivo, ma non si fanno nessuno scrupolo di sembrare simpatici a chi è loro sottoposto.
  • Gli psicopatici sono i più pericolosi: non solo non hanno empatia per gli altri e possono fargli del male senza alcun rimorso, ma non hanno nemmeno paura delle conseguenze che le proprie azioni possono avere su di loro. Possono fare il male ad un livello inconcepibile per qualunque persona sana di mente, solo per soddisfare i propri impulsi: molti criminali incalliti e violenti appartengono a questa categoria.

Goleman sostiene che le capacità sociali possono essere recuperate e che un tentativo in tale senso va fatto assolutamente per migliorare la società in cui viviamo: recuperare la socialità attraverso programmi adatti per i giovani in condizioni di degrado o nelle carceri può ridurre la recidività alla delinquenza, perchè chi riesce di nuovo a percepire le potenziali vittime come “persone vere”, tenderà sempre meno a delinquere.

Un intero capitolo è dedicato inoltre al personale medico, sostenendo che la perdita di umanità nel trattare con il paziente, considerato solo un numero su una cartella, riduce di fatto l’intera efficacia della cura e accresce il disagio ed il dolore di chi già soffre.

Interagire positivamente con gli altri migliora infatti la salute, mentre interazioni stressanti tendono ad aumentare l’incidenza delle malattie più diffuse. Si è visto ad esempio che vivere in un ambiente lavorativo non solidale tende ad aumentare la pressione arteriosa: nel tempo questo può provocare malattie cardiache.

Potrà forse interessarvi sapere che il matrimonio ha un effetto diverso sulla salute di uomini e donne: gli uomini sposati tendono ad avere quasi sempre una salute migliore di quelli non sposati, mentre nel caso delle donne la salute è migliore solo nel caso in cui il matrimonio sia felice, diversamente è peggiore delle donne non sposate.

Questo deriverebbe dal fatto che le donne attribuiscono ai legami affettivi molto più valore degli uomini nel determinare il proprio stato di felicità, mentre gli uomini vedono nel successo lavorativo una fonte maggiore di felicità.

Gli uomini quindi risentirebbero meno del fatto che il matrimonio abbia dei problemi, piuttosto che di difficoltà economiche o scarsa affermazione personale, riuscendo a cogliere del matrimonio i lati positivi e a considerare meno quelli negativi.Le donne possono letteralmente rovinarsi la salute con un matrimonio complicato. Che dire? Uomini sposatevi, donne pensateci bene!

L’uomo sta vivendo un periodo di isolamento sociale del quale sembra non curarsi, e tutto ciò lo porta all’indifferenza nei rapporti umani, a negatività, ad egoismi e narcisismi, andando contro la socialità innata e naturale del nostro cervello. Queste emozioni hanno preso il sopravvento, secondo Goleman, perché ci si dedica sempre meno alla ricerca dell’altro: modernità, tecnologie, ritmi di vita serrati e frenesie ci allontanano gli uni dagli altri.

L’intelligenza sociale, presente in tutti noi, sviluppa dunque una percezione che una volta appresa ed allenata permetterà all’uomo moderno di comunicare con più armonia negli aspetti sociali della nostra vita. Questa intelligenza riesce a provare come emozioni e capacità intellettive proseguono a volte su due binari diversi.

Le riflessioni, gli studi, le ricerche e le esperienze riportate dall’autore spiegano chiaramente che le emozioni, e tutto ciò che noi proviamo interiormente, quando sono apprese e fatte nostre, assimilate, attraverso l’intelligenza sociale, plasmano la nostra mente dando un maggior valore (in questo caso) alle relazioni interpersonali permettendoci di viverle pienamente.

Attraverso le emozioni sorrette dall’intelligenza sociale si riesce ad avere una capacità maggiore e meglio armonizzata nel relazionarsi con i momenti che costruiscono la nostra socialità, dal lavoro al sesso, dalle relazioni alle amicizie.

Tratto dal libro “Intelligenza sociale” di Daniel Goleman

Come al solito Daniel Goleman affronta una ricca messe di argomenti, tutti molto interessanti. Quelli presentati in questo breve riassunto non sono che alcuni di quelli presi in considerazione nel libro “Intelligenza sociale” dove si parla anche di educazione scolastica, del ruolo dei genitori nell’educare i figli, di come promuovere le interazioni sociali positive, delle tecniche usate per valutare le abilità sociali.

Consiglio questo libro a chiunque abbia un interesse specifico nella materia, ma penso che dovrebbero leggerlo tutti quelli che per qualche motivo debbano occuparsi di interagire molto con gli altri o abbiano influenza sulla vita di molte persone. Penso dovrebbero leggerlo anche molti politici, per capire quali siano le strategie migliori per arginare il proliferare della delinquenza, soprattutto alla luce degli ultimi fatti di cronaca.

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