Principi di psicologia spiegati da “Il Piccolo Principe”

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significato piccolo principe

La psicologia affascina molti, allora perché non provare a spiegarla con parole semplici e usando testi accessibili a tutti? E’ vero, il libro “il Piccolo Principe” è ormai inflazionato e non è affatto un manuale di psicologia!

Allora cosa c’entra il Piccolo Principe? Voglio sfruttare alcune sue frasi per spiegarti concetti chiave della psicologia. Lo so, è un modo molto alternativo di agire ma, come saprai, a noi di Psicoadvisor.com piace rendere le cose facili e questo libro fa al caso nostro.

Molti lo hanno letto, qualcuno lo ha apprezzato e altri si interrogano ancora sul suo significato metaforico… ma quanti si sono soffermati sul significato psicologico di alcuni passi? In questo articolo vorrò darti qualche spunto di riflessione e magari, intanto, spiegarti qualche concetto basilare di psicologia. Premetto, però, che il significato psicologico che ricavo da ogni frase è prettamente personale, inoltre, se non ti interessa “Il Piccolo Principe” salta gli aforismi e vai dritta/o ai significati.

Aforismi scelti da “Il Piccolo Principe”

Sfrutterò cinque aforismi dal libro “Il Piccolo Principe” per spiegare alcuni concetti di base della Psicologia moderna. Le farsi in esame sono quelle che seguono, il significato di ognuna sarà riportato in basso.

#1. “È molto più difficile giudicare se stessi che gli altri, se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio.”

#2. “Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano.”

#3. E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.

#4. Amare non è guardarsi a vicenda, ma guardare nella stessa direzione!

#5. Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.

Iniziamo a vedere il significato di ogni singola frase in chiave psicologica.

Significato e concetti chiave della Psicologia scientifica

Capire se stessi è il primo passo per imparare a vivere meglio e, lettura dopo lettura, Psicoadvisor.com vuole dare il suo “piccolo” contributo. Certo, per capire se stessi, la cosa più saggia da fare è quella di farsi seguire da uno psicologo/psicoterapeuta/psicanalista ma, intanto, ecco alcuni spunti utili che spero possano servirti. Si tratta di semplici concetti di base della psicologia che se interiorizzati bene, possono aiutarti a vivere meglio.

#1. La Metacognizione e gli errori attribuzionali

La metacognizione è quella “capacità di ordine superiore” che ci consente di osserva le nostre abilità e di valutarne il livello.

E’ effettivamente difficile valutare se stessi in modo razionale e spesso finiamo per svalutarci (bassa autostima, sindrome dell’impostore, dipendenza affettiva, scarsa autonomia, depressione) o sovrastimarci (narcisismo, effetto Dunnin-Kruger ma anche semplice arroganza…). Questa frase ci invita a sviluppare una migliore capacità metacognitiva, attuabile grazie alla possibilità di distanziarci da noi stessi, auto-osservarci e riflettere sui propri stati mentali.

E’ anche vero che spesso tendiamo lo sguardo all’esterno giudicando il comportamento degli altri senza valutare le circostanze che lo hanno indotto a comportarsi in un certo modo.

Quando dobbiamo valutare noi stessi (e un nostro comportamento), invece, tendiamo sempre a fare “attribuzioni esterne”. Cosa significa? Ecco un esempio: “mi sono comportato in un certo modo perché quella situazione mi ha indotto a compiere quella determinata azione”, in pratica valuto me stesso spiegando il mio comportamento in base alle circostanze esterne.

Al contrario, quando dobbiamo osservare il comportamento di un altro, tendiamo a giudicare “com’è” senza osservare i “fattori situazionali” e senza neanche provare a calarci nei panni dell’altro. Questo è un “bias di attribuzione”, cioè uno dei tanti errori che commettiamo nel fare inferenze su noi stessi e sull’altro. In pratica siamo portati a pensare bene di noi stessi anche quando le nostre azioni “non sono nobili” e pensare male degli altri anche quando le azioni altrui sono pari alle nostre.

#2. Ricordi e ricostruzioni

Nessuno di noi ricorda le prime tappe del proprio sviluppo. Certo, a grandi linee ricordiamo che siamo stati bambini più o meno felici o più o meno tormentati… a grandi linee sappiamo quando abbiamo imparato a parlare o scrivere… a grandi linee sappiamo molte cose ma queste non sempre coincidono con la realtà.

I ricordi sono “ricostruzioni” di un vissuto e non riflettono sempre, in modo coerente, l’impatto reale che ha avuto un’esperienza su di sé. Per esempio, molti di noi credono di aver avuto un’infanzia serena perché non accettano eventuali carenze di amore o non vogliono mettere in dubbio la figura genitoriale, così si ritrovano con problemi affettivi/emotivi che non sanno da dove provengono. Ancora, è difficile che qualcuno di noi possa soffermarsi a riflettere da dove è partito e dove è arrivato.

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Illustrazione: troydeshano.com

Non tutti hanno gli stessi mezzi cognitivi, non tutti hanno le stesse risorse di partenza. Chi fa una reale analisi delle risorse che aveva a disposizione durante l’infanzia? Eppure questa analisi dovrebbe essere propedeutica all’autovalutazione ed essenziale per la costruzione dell’autostima.

Solo ricordando ciò che sei stato e da dove vieni, sarai in grado di capire realmente te stesso. 

#3. Investimenti emotivi

Il significato riportato da molti blog e riviste, riferito a questa frase del libro Il Piccolo Principe è questo: “è grazie al tempo che dedichiamo ai nostri cari che i nostri cari possono comprendere quanto siano realmente importanti per noi. Il tempo è così prezioso che tutti ne vorrebbero di più e di cui sarebbe davvero impossibile calcolare il reale valore.

Da un punto di vista psicologico la frase non parla affatto di tempo ma di risorse emotive e aspettative.

Proiezioni, attribuzioni e investimenti emotivi possono condizionare fortemente la nostra esistenza e il valore che diamo alle cose, che sia la carriera dei sogni, il partner o un legame. Significa che più investi in una relazione e più quella relazione sarà importante per te… ma significa anche che la rotta può essere invertita! Se ti concentri su un determinato fattore, quel singolo fattore avrà un impatto enorme sulla tua vita e sul tuo umore.

Non mettere tutte le uova nello stesso paniere cognitivo“, questa frase di vocazione psicologica è stata poi ripresa anche in economia per consigliare ai capitalisti di diversificare gli investimenti. Da un punto di vista psicologico questa frase vuol dire molto. Se concentri tutte le tue forze su un singolo significato, dovrai assumerti il rischio che quella “singola cosa” avrà un forte impatto sul tuo umore ed è bene diversificare. La frase in sé faceva riferimenti agli “schemi di sé” e alla propria “identità” ma calza anche in questo contesto!

Puoi investire nel tuo rapporto di coppia ma non dovrà essere la ragione della tua esistenza, puoi investire nel tuo lavoro e curarlo, ma non potrà essere il tuo lavoro a definire la tua intera esistenza… Insomma, non bisogna mai perdere di vista se stessi, anche quando si è proiettati a una bellissima rosa che sa farci sognare!

#4. I sistemi motivazionali, l’accudimento e l’attaccamento

Noi occidentali concepiamo e viviamo l’amore romantico in un modo meraviglioso ma non privo di rischi. Il rischio, qui, è fare confusione tra amore e accudimento. Sfruttando la teoria dei “Sistemi motivazionali” scopriamo che “attaccamento e accudimento” sono due sistemi motivazionali che ci guidano per sviluppare il primo rapporto con il nostro caregiver (in genere la madre). Da adulti, nelle relazioni di coppia che instauriamo, non sono gli stessi sistemi motivazionali a dover guidare la coppia. Nella coppia matura e sana, i due singoli non hanno bisogno di guardarsi l’uno con l’altro e di prendersi incessantemente cura l’uno dell’altra (accudimento/attaccamento) ma possono vivere l’incredibile favola romantica della condivisione degli intenti.

Nelle relazioni sane, di certo ci sarà accudimento e attaccamento ma questi sistemi motivazionali saranno solo marginali. Nella coppia saranno attivi sistemi più evoluti dove la reciprocità e la condivisione di intenti e di esperienze potrà coadiuvare un’unione fantastica, che non ha niente a che vedere con la dipendenza affettiva o il doversi completare mediante l’altro.

#5. Regolazione emotiva

Molte persone mettono in atto dei meccanismi di difesa per fuggire via dalla sofferenza. La sofferenza fa parte della vita, il dolore va vissuto e non schivato perché il dolore può essere occasione di crescita. Con la giusta strategia di coping, il dolore può davvero far crescere.

C’è chi evita intere primavere per paura di qualche acquazzone invernale, ne sa qualcosa il partner evitante e chi preferisce legarsi a un cucciolo (che mai potrà abbandonarlo) piuttosto che instaurare un legame profondo con un essere umano (autonomo e che viene percepito come una minaccia).  Il dolore può sopraffare, certo, ma se non perdiamo di vista noi stessi e impariamo a regolare le nostre emozioni, anche il dolore potrà essere tollerabile.

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