Come riconoscere una persona irrisolta

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persona irrisolta
Illustrazione: Yaoyao Ma Van As

E’ sbagliato pensare che una situazione difficile si può dire “superata” solo perché appartiene al passato. Tutto ciò che genera un disagio emotivo deve essere elaborato, se questo passaggio non avviene nascono conflitti e malesseri che non si risolvono con il trascorrere del tempo.

Non sempre abbiamo gli strumenti per elaborare un’esperienza difficile e queste possono fissarsi fino a creare una profonda crepa nell’identità dell’io. Che cos’è l’identità?

Secondo Erik Erikson, psicoanalista tedesco: “l’identità dell’io nel suo aspetto soggettivo è la consapevolezza del fatto che c’è percezione dell’essere se stessi e continuità nella forza sintetica dell’io; c’è uno stile della propria individualità e che questo coincide con la continuità del proprio significato per gli altri importanti nel nostro ambiente più prossimo” -E. Erikson (1950)

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Detta in parole semplici, l’identità ci consente di conservare un senso di continuità pur dovendo affrontare la tempesta di mutamenti tipica della vita  (fanciullezza, adolescenza, legami, perdite, ingresso nel mondo del lavoro, pensionamento, vecchiaia…). L’identità non riguarda solo la nostra persona ma anche la visione che abbiamo degli altri e del mondo.

Una persona irrisolta non mantiene intatto quel senso soggettivo di continuità a causa di un difficile vissuto emotivo che crea una scissione dell’io, una sorta di frattura. Una persona irrisolta non vive in un mondo reale ma proietta le sue realtà interiori nel mondo esterno.

Teoria delle relazioni oggettuali

Secondo la scuola inglese delle relazioni oggettuali (una corrente di pensiero del panorama psicoanalitico), il bambino viene al mondo per uno sviluppo armonioso ma ciò non sempre si verifica.

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Uno sviluppo armonioso si ottiene con cure genitoriali adeguate, che consentono al bambino di orientarsi verso l’esterno, verso le persone reali, perché il bambino acquisisce una sana spensieratezza, sufficiente per dedicarsi ai legami e viverli così come sono.

Quando le cure genitoriali sono inadeguate il bambino si allontana dalla realtà e inizia a sviluppare delle fantasie chiamate “oggetti interni”.

Esperienze interpersonali negative ripetitive (negligenza emotiva, cure genitoriali carenti, mancanza di attenzioni, carenze di affetto, bisogni negati, genitori emotivamente ciechi…) non vengono completamente assimilate dal bambino (perché non ha gli strumenti) ma trasformate in oggetti interni. Gli oggetti interni, in situazioni critiche, possono causare una scissione dell’Io, con la formazione di un io non coeso e soprattutto di un io orientato verso il suo oggetto interno, cioè verso i modelli interiorizzati a partire dalle relazione significative precoci… le stesse relazioni che sono state carenti e deprivanti.

Le esperienze gratificanti vengono assimilate completamente in forma di ricordi o di apprendimenti, vengono elaborate ed entrano a far parte della personalità dell’individuo e portano allo sviluppo di un Io centrale, libero da schemi di comportamento e soprattutto orientato verso l’esterno.

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Secondo la teoria delle relazioni oggettuali tutti noi, entro certi limiti, abbiamo creato oggetti interni e siamo guidati dai modelli interiorizzati a partire dalle relazioni con i nostri genitori. Ciò che differisce una persona completa da una persona patologica, è “il grado“: più riusciamo a entrare in contatto reale con gli altri e più siamo sani. Al contrario, più entriamo in contatto con gli altri sulla base delle nostre relazioni oggettuali interne, più non riusciamo ad avere contatti reali e gratificanti.

L’oggetto interno è un vago analogo dei modelli operativi interni di Bowlby.

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Chi è la persona irrisolta

La persona irrisolta è colei che non sa appagare i propri bisogni psicologici. Non sa muoversi entro relazioni autentiche, porta con sé un grosso carico emotivo e ha subito una forte trascuratezza emotiva durante l’infanzia che talvolta nega.

La trascuratezza emotiva è l’equivalente di un trauma. In psicologia, un trauma non è necessariamente un evento singolo dall’elevata entità emozionale ma anche il perpetuarsi di esperienze emotive negative soprattutto in periodi sensibili come l’infanzia. In genere il bambino viene traumatizzato da genitori inadeguati, svogliati, egocentrici o risucchiati da patologie (ansia, depressione, schizofrenia…).

Una persona irrisolta non ha potuto compiere uno sviluppo psichico sanoLa sofferenza mentale della persona irrisolta è conseguenza di un ambiente frustrante e deprivante che limita la capacità dell’Io di avere relazioni gratificanti con l’esterno (dal lavoro alle relazioni).

Una persona irrisolta non riesce a relazionarsi con l’altro sulla base di ciò che è realmente, ma si relazione sulla base dei suoi ancestrali bisogni (che nel presente non hanno più ragione di esistere).

Le caratteristiche di una persona irrisolta possono essere le più svariate, ogni persona è unica e non risponde a modelli “preconfezionati”, tuttavia vi sono delle “lacune” che si manifestano con determinate caratteristiche. Vediamo quali.

1. Vede l’altro come mezzo per gratificare i suoi bisogni emotivi

La relazione di coppia con una persona irrisolta non è facile, richiede una grossa dose di pazienza. Una persona irrisolta può essere disorientante, svilente, ma anche accudente… il suo schema relazionale dipende dal modello che ha interiorizzato (oggetto interno) ma c’è un fattore caratteristico comune.

L’elemento che accomuna tutte le relazioni con una persona irrisolta e che può determinare la fine stessa della relazione, è la ricerca spasmodica all’interno della coppia di gratificare tutti i suoi bisogni emotivi.

Le persone irrisolte si caratterizzano per aspettative non realistiche e per richieste eccessive, spesso a un forte entusiasmo iniziale per la scoperta di un grande amore segue uno stato di ansia e di rabbia poiché generalmente, le aspettative iniziali idealizzate non vengono soddisfatte.

2. Ha problemi nella gestione della rabbia

La difficoltà nella gestione della rabbia è uno dei segni più comuni di chi porta dentro un vissuto emotivo irrisolto. La rabbia per l’ancestrale ingiustizia subita (non essere stato amato così come meritava durante l’infanzia) si manifesta in ogni piccolo intoppo.

Le persone irrisolte hanno un rapporto pessimo con la rabbia, per quanto possano provare a cambiare atteggiamento e abitudini, la rabbia non sparirà.

3. Le sue relazioni sociali sono spesso instabili

I rapporti con le altre persone cambiano in modo repentino. Improvvisamente l’altro appare noioso, oppure non merita la sua attenzione oppure viene descritto come troppo invidioso… le casistiche sono tante.

4. Non si sente a suo agio con la solitudine

Anche se spesso non riesce a vedere del buono nelle persone che lo circondano e si ritira socialmente, è altrettanto vero che non si sente a suo agio con la solitudine.

5. Fa fatica a mantenere una routine

Le abitudini possono sembrare una zavorra, tuttavia forniscono delle certezze e aiutano nell’organizzazione: consentono di scandire il ritmo della giornata. Una persona irrisolta fatica a organizzare le giornate.

6. E’ passivo o reattivo

Le persone passive si sentono sopraffatte e subiscono qualsiasi evento senza riuscire a cambiare la situazione, non si sentono abbastanza autonome da prendere la situazione in pugno. Questa tipo di persona irrisolta in genere demanda al partner (o all’altro significativo, anche un amico) ogni genere di decisione e si lascia guidare.

Le persone reattive passano all’azione fin troppo spesso ma lo fanno “in automatico”, senza prendere decisioni consapevoli e pensate. Si muovono “a caldo” senza capire di cosa hanno realmente bisogno.

La persona risolta non è ne’ passiva, ne’ reattiva ma è proattiva, è orientata al cambiamento, al miglioramento e all’autoaffermazione.

7. Non sa prendere decisioni in linea con i suoi bisogni

Il problema della mancata continuità nell’identità è l’abbondanza dei conflitti: si arriva a desiderare cose discordanti, si è in bilico tra l’essere e il non essere, il bene e il male... e soprattutto non sempre si riescono a prendere decisioni in linea con i propri reali bisogni.

Il senso d’iniziativa non è affatto in linea con emozioni e pensieri. I comportamenti possono essere in disaccordo con ciò che si desidera e la volontà.

8. Non sa gestire i confini interpersonali

La mancanza di senso del Sé si ripercuote su tutti gli aspetti della vita, non riuscendo a definire un sé non riesce a definire i confini tra sé e l’altro.

Può essere prevaricante o estremamente chiuso, può lasciarsi prevaricare o tenere tutti lontani. Una persona irrisolta ha difficoltà a gestire i confini tra sé e l’altro.

9. Vuole eliminare ogni incertezza

Nessuno si sente a proprio agio con le incertezze ma una persona irrisolta arriva a sviluppare strategie di controllo per evitarle a ogni costo. Odia l’idea di dover affrontare dei cambiamenti ma non per la trasformazione in sé (magari il risultato finale può anche piacergli) ma per la situazione di incertezza che si andrebbe a generare nella transizione.

La reticenza di affrontare cambiamenti potrebbero indurlo ad accettare storie sconvenienti per preservare la certezza di un legame con qualcuno.

10. Ha una bassa autostima

Chi ha una sana autostima è capace di riconoscere i suoi limiti, apprezzare i punti di forza e lavorare sulla crescita personale. Una sana autostima rende immuni alla paura del rifiuto ed è la base fondamentale dell’autosufficienza.

E’ chiaro che la mancanza di una sana autostima apre le porte alla falsa stima di sé (che può condurre a tratti narcisistici) o a una palese disistima (incapacità nel credere nelle proprie risorse, mancanza di valore…).

Per Fairbairn (maggiore esponente della scuola inglese delle relazioni oggettuali) la sofferenza mentale è caratterizzata dall’impossibilità dell’io di intrattenere relazioni reali gratificanti, a causa del frapporsi degli oggetti interni negativi. L’inizio di un percorso terapeutico sarebbe più che auspicabile.

Piccolo glossario:
In psicologia dinamica il termine “oggetto” non è usato per indicare “una cosa in contrasto con una persona” ma è definito come “quello che il soggetto necessita al fine di raggiungere il soddisfacimento” oppure “quello verso cui l’azione o il desiderio è diretto“. L’oggetto interno può essere inteso come la rappresentazione mentale di una relazione con una persona.

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Morris Eagle (2012), Da Freud alla psicoanalisi contemporanea. Milano: Raffaello Cortina Editore
Stephen Mitchell e Margaret Black (1996), L’esperienza della Psicoanalisi, storia del pensiero psicoanalitico moderno. Bollati Boringhieri

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