La coazione a ripetere è il frutto dell’irrisolto

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coazione a ripetereLa coazione a ripetere è un meccanismo molto studiato in psicologia. Prima di addentrarci nei dettagli, proviamo a esaminare il significato della parola. Il termine “coazione” fa riferimento alla “costrizione ad agire“, quindi a pensare o a mettere in atto comportamenti contro la propria volontà. Non è un caso che la parola “coazione” in ambito giuridico significhi proprio “costrizione“.

Freud fu il primo a osservare clinicamente la coazione a ripetere, lo fece parlando di nevrosi sintomatiche, nevrosi del carattere, nevrosi del destino, nevrosi traumatiche e depressione.

La coazione a ripetere consiste nel sistematico riprodursi del disagio: il soggetto continua a ripetere vicissitudini dolorose (azioni, pensieri, stati affettivi, comportamenti…) in modo da assicurarsi una certa dose di infelicità.

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E’ importante sottolineare che la coazione a ripetere non riguarda solo schemi comportamentali ma fa riferimento a un insieme di modalità che spingono il soggetto verso una situazione controproducente per il proprio benessere.

Coazione a ripetere

Nella nevrosi sintomatica, la coazione a ripetere descritta da Freud consiste in comportamenti compulsivi che invadono l’esperienza quotidiana. Ne sono un esempio i rituali tipici del Disturbo ossessivo compulsivo come il lavarsi ripetutamente le mani o il controllare incessantemente di aver chiuso la porta di casa.

Quando la coazione a ripetere riguarda interi schemi di comportamento maladattivi, Freud parla di nevrosi del carattere. E’ il caso degli atti autolesivi, dell’auto-sabotaggio sistematico (fallire ripetutamente una dieta) e di tutti quei comportamenti che in qualche modo compromettono puntualmente le interazioni con il prossimo.

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Freud parla di nevrosi di destino quando si va incessantemente incontro al medesimo destino autodistruttivo: mettere in atto gli stessi comportamenti aspettandosi risultati diversi.

Per il padre della psicoanalisi molti disturbi si basano sul modello della coazione a ripetere. La stessa depressione, per esempio, è una modalità in cui il dolore psichico si rigenera costantemente.

Perché ripetiamo delle modalità che ci fanno soffrire?

Le osservazioni cliniche di Freud erano in contrasto con la sua stessa “teoria pulsionale”, secondo la quale l’azione umana era motivata dalla ricerca dal piacere (principio di piacere). Se l’uomo era fatto per cercare appagamento, come mai ripeteva modelli che gli causavano continuo malessere?

Nel 1920 Freud tentò di spiegare la coazione a ripetere ipotizzando l’esistenza di una pulsione di morte che agiva al di là del “principio di piacere” e si manifestava nella tendenza della mente a conservare e a ritornare agli stati precedenti e in definitiva all’annullamento. Questa spiegazione non soddisfò affatto lo scenario psicoanalitico, tanto che anche nel presente articolo per rispondere alla domanda faremo riferimento ad altre teorie psicoanalitiche.

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Il pensiero psicoanalitico di Fairbairn

William Ronald Dodds Fairbairn (1899 – 1964) ha dato un grosso contributo al pensiero psicoanalitico moderno. Fairbairn provò a spiegare il problema della coazione a ripetere partendo da presupposti che si discostavano dal “principio di piacere” così come concepito da Freud.

Secondo Fairbairn la spinta motivazionale che muove il comportamento umano non è la gratificazione di un piacere pulsionale che porta a usare gli altri come oggetti, piuttosto è il legame con gli altri il fine ultimo dell’esperienza umana. E’ il legame che contiene il piacere.

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Le teorie di Fairbairn, per molti aspetti, sono in linea con le teorie di Winnicott e successivamente di Bowlby. La spinta motivazionale che muove il comportamento umano, secondo Fairbairn, è legata alla ricerca del legame con l’altro.

Il bambino crea legami con i genitori attraverso qualsiasi forma di contatto; tali forme di contatto costituiscono modelli che durano per tutta la vita. Per Fairbairn il piacere è una forma di contatto insita nel legame. 

Quando i genitori producono piacere, il bambino impara a ricercare il piacere non come qualcosa di fine a se stesso ma come forma appresa di contatto e di interazione con il mondo circostante.

Cosa accade quando i genitori producono esperienze dolorose al bambino? 
Se facessimo riferimento alla teoria pulsionale freudiana, il bambino dovrebbe ripudiare il genitore perché non gli procura piacere. Sappiamo bene che nella realtà ciò non avviene.

Fairbairn rimase colpito nell’osservare la fedeltà che alcuni bambini nutrivano verso genitori abusanti. I bambini, invece di allontanarsi dai genitori per ricercare piacere altrove, finivano col ricercare la sofferenza come forma di contatto privilegiata non solo con i genitori ma anche con gli altri. Questo scenario spiega perfettamente la coazione a ripetere in amore.

Coazione a ripetere in amore

Le nuove relazioni d’amore vengono scelte per la loro somiglianza con gli oggetti cattivi (insoddisfacenti) del passato. Si interagisce con i nuovi partner in modo da innescare vecchi comportamenti e schemi previsti.

Le nuove esperienze amorose vengono interpretate come la conferma di una profezia che si auto-avvera. La coazione a ripetere in amore può essere descritta come il principio per cui una persona cerca di superare qualcosa di irrisolto che affonda le radici in un passato molto lontano, rimettendosi nelle identiche circostanze che evocano quell’ancestrale scenario.

Per approfondire la teoria della scuola inglese delle relazioni oggettuali (di cui Fairbairn e Winnicot furono i maggiori esponenti), ti consiglio di leggere il mio articolo: come riconoscere una persona irrisolta.

I modelli operativi interni di Bowlby

Stando a Bowlby, le precoci esperienze del bambino vengono interiorizzate in un modello cognitivo che genera aspettative e regola il comportamento.

Secondo la teoria bowlbiana, nel muoverci nella vita ci orientiamo mediante schemi cognitivi appresi precocemente: la teoria bowlbiana riesce a spiegare in modo calzante il perché della coazione a ripetere.

Rompere uno schema comportamentale (quello soggiacente alla coazione a ripetere) significherebbe andare a sfatare una credenza ancestrale, un modello cognitivo appreso.

Per approfondire tale teoria: i modelli operativi interni di Bowlby

La coazione a ripetere è il frutto dell’irrisolto

In sintesi. Le esperienze dolorose che non abbiamo mai elaborato sono state fissate nella nostra identità e lavorano in background dando origine a una serie di conflitti irrisolti. Sono i conflitti a generare comportamenti coattivi e controproducenti.

Secondo la psicoanalisi, le esperienze non integrate possano andare incontro a tre possibilità:

  • una via patologica e cieca (disturbi di personalità, dissonanze cognitive…),
  • la via della ripetizione (uguale all’identico, la messa in atto degli stessi copioni),
  • una via di trasformazione e di integrazione (attraverso l’elaborazione)

Per rompere la coazione a ripetere e superare ogni malessere, la via della trasformazione è indispensabile e passa attraverso la condivisione nel processo analitico (relazione tra paziente e psicoanalista o psicoterapeuta).

comportamenti coattivi possono assumere molteplici forme. Come ha evidenziato Lacan,  vi è differenza tra ripetere e riprodurre. Nella riproduzione (sintomatica) appare evidente la riproduzione dello stesso identico sintomo, mentre la ripetizione è inerente a una dimensione simbolica che può introdurre grosse differenze rispetto allo scenario originale.

In altre parole, se la mia credenza ancestrale (nata per le esperienze precoci con le figure genitoriali) mi vede come una persona non meritevole d’amore, nella riproduzione sentimentale potrò circondarmi di persone che mi sminuiscono e mi screditano (proprio come le figure genitoriali) mentre nella ripetizione potrò andare incontro a una serie di fallimenti (non riuscirò a portare a termine i progetti, fallirò i miei obiettivi e mi auto-saboterò le conquiste più importanti).

Per superare la coazione a ripetere è fortemente consigliato un percorso di psicoterapia.

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