La madre sufficientemente buona di Winnicott

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«Il bambino può essere nutrito senza amore, ma la mancanza di amore come gestione interpersonale non può riuscire a creare un nuovo e autonomo bambino umano» – Donald Winnicot (1896 – 1971)

Nel panorama psicoanalitico tutti conoscono Sigmund Freud e Carl Gustave Jung perché tra lapsus, sviluppo psicosessuale, sincronicità, complesso di Edipo e interpretazione dei sogni, di certo sono gli autori che colpiscono di più l’immaginario collettivo. Tuttavia, è bene precisare che la psicoanalisi non è solo questa. Ci sono molti altri psicoanalisti che hanno contribuito all’evoluzione della psicologia scientifica.

Sempre sul fronte psicoanalisi, tempo fa vi parlai della Teoria degli stadi di sviluppo di Erik Erikson e della Teoria dei Modelli Operativi interni di Jhon Bowlby. Oggi ho deciso di parlarvi di un altro psicoanalista che contribuì a gettare le basi della psicoanalisi così come la conosciamo oggi: Donald Winnicott.

Donald Winnicott

Prima di diventare psicoanalista, Donald Winnicott era pediatra e continuò a occuparsi di bambini per tutta la sua vita di psicoanalista. Nel suo ambulatorio, avendo assistito a molte dinamiche del rapporto di accudimento madre-bambino, Winnicott elaborò delle teorie sul tipo di cure materne che potevano produrre uno sviluppo sano e sul tipo di cure materne che conducevano a uno sviluppo psicopatologico.

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Stando a Winnicott, il successo o il fallimento dello sviluppo del sé è legato al rapporto che l’individuo ha avuto con le cure materne: solo una madre sufficientemente buona è in grado di garantire uno sviluppo ottimale.

Winnicott aveva notato che in assenza di maltrattamenti evidenti e deprivazioni emotive gravi, a incidere sullo sviluppo del bambino erano le caratteristiche del legame materno, in particolare la gestione dei bisogni del bambino. L’Autore notò un legame tra le interazioni madre-bambino e la sensibilità che avrebbe sviluppato il futuro adulto.

Il Falso sé e il Vero sé

Secondo la teoria di Winnicott, lo scopo della vita non consiste nel compiere grandi opere o imprese eccelse, bensì nel riuscire a dare un significato personale alla propria esistenza e a tal fine bisogna sviluppare una realtà interna e un’immagine di sé come centro della propria vita. Queste conquiste sono associate al vero Sé, ben integrato, solido e coeso.

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Purtroppo non tutti riescono a sviluppare un vero Sé. Molte persone non raggiungono mai queste conquiste e si muovono nella vita con un Falso sé. Il falso Sé apre le porte alla psicopatologia. Il falso Sé  viene anche definito come Sé compiacente, cioè un Sé nato per compiacere bisogni materni e non un vero sé strutturato sulla base dei propri bisogni appagati. Quando parliamo di bisogni, quelli di un neonato sono molto semplici da comprendere: bisogno di sicurezza, bisogno di nutrizione, bisogno di vicinanza… In termini pratici li elencherò nell’ultimo paragrafo.

La madre sufficientemente buona di Winnicot

La madre sufficientemente buona è dotata della cosiddetta preoccupazione materna primaria, è in grado di creare un ambiente di contenimento (holding), cioè un ambiente in cui il bambino si sente al sicuro e protetto senza sapere di essere protetto, entro questa inconsapevolezza, il bambino vede soddisfatti i suoi bisogni e matura la consapevolezza implicita che egli è meritevole di soddisfazione e sviluppa una sorta di onnipotenza soggettiva che abbandonerà poco più tardi.

La preoccupazione materna primaria è uno stato temporaneo in cui la madre sospende la propria soggettività per diventare il mezzo attraverso il bambino può sviluppare la sua di soggettività. Dopo una prima fase di preoccupazione primaria, la madre può riavvicinarsi al suo senso di individualità e può ritornare a prendersi cura dei suoi bisogni. Per Winnicott, sono i primi mesi di vita del bambino quelli più cruciali, entro i quali chi accudisce il bambino necessita quasi di annullare se stesso per interpretare e soddisfare i bisogni dell’infante. Per fortuna tutto si compie entro il primo anno.

Successivamente anche la “madre sufficientemente buona” può allentare la sua preoccupazione primaria e ritornare ad occuparsi della sua sensibilità di donna. Man mano che il bambino cresce, la mamma può diventare più “pigra” nelle risposte materne perché intanto il bambino sarà avviato all’autonomia e all’interdipendenza. Se qualcosa va storto entro i primi mesi, il successivo processo di allentamento sarà complesso.

L’oggetto transizionale: l’orsacchiotto del bambino

Quando il bambino migra il passaggio dalla dipendenza all’autonomia, esegue una transizione tra due modalità diverse di organizzare l’esperienza e di porre in relazione il Sé con gli altri. Per effettuato questo passaggio, il bambino si serve di oggetti transizionali, come la coperta o l’orsacchiotto preferito. L’orsacchiotto tipico che i bambini usano per andare a letto, non rappresenta solo un giocattolo ma un’estensione speciale del Sé del bambino che si colloca a metà strada con la mamma. L’orsacchiotto e la coperta sono esempi di oggetti transizionali.

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L’oggetto transizionale ammortizza il passaggio dalla dipendenza all’autonomia e introduce il bambino in un mondo in cui per vedere i propri bisogni appagati è necessaria la collaborazione e la cooperazione con l’altro. In questa fase, il bambino non si trova più in un ambiente di contenimento in cui i è sicuro e protetto senza sapere che in realtà è la madre a operare per la sua sicurezza. Il bambino sta uscendo nel mondo con la sua dose di sicurezza che ha appreso nella fase precedente in cui nella madre regnava la preoccupazione primaria.

La madre sufficientemente buona è in grado di portare il mondo al bambino, di costruire uno spazio entro il quale il neonato si sente al sicuro e soddisfatto. Al contrario, se il neonato avverte un desiderio che non viene appagato, si sente ignorato e sviluppa dei malesseri legati all’insoddisfazione. Il bambino non sostenuto è costretto ad adattarsi a un mondo che ancora non capisce; in questo contesto non è più la madre a portare il mondo al bambino ma il bambino a doversi adattare precocemente al mondo. La preoccupazione prematura per il mondo esterno ostacola e impedisce lo sviluppo del vero Sé. Il nucleo dell’individualità autentica del bambino rimane in sospeso, bloccato in un tempo psicologico e, mentre il tempo scorre, si lascia spazio a un vuoto che collega il passato al presente. Questo nucleo mancante del sé, per Winnicott, è la base della psicopatologia.

La teoria di Winnicott nella vita quotidiana della mamma

Per D. Winnicott il bambino oscilla tra desideri e bisogni che emergono spontaneamente e che, man mano che vengono soddisfatti, formano il bambino. Per lo sviluppo dell’individualità e del Vero Sé, Winnicott considera cruciali le esperienze che il bambino fa entro i primi mesi di vita.

Note
Secondo psicoanalisti successivi come Bowlby e Ainsworth, sono i primi due anni di vita quelli cruciali per lo sviluppo psico-affettivo del bambino. Le teorie di Bowlby e di Ainsworth sono state validate scientificamente sia con lo Studio Longitudinale di Baltimora, che successivamente con lo Studio Longitudinale del Minnesota. La significatività del ruolo materno pesa per tutta l’infanzia e getta le basi nell’esperienza precoce. Entro tale esperienza precoce, gli input che riceve il bambino sono cruciali anche per lo sviluppo del sistema nervoso centrale.

In termini pratici, basterà pensare al modo in cui la madre interpreta i bisogni del bambino. Partendo dal presupposto che un bambino appena nato è già in grado di sperimentare sensazioni complesse, un bambino di pochi mesi è capace di provare tutta l’intera gamma di emozioni. Così piccolo e così inconsapevole, un bambino è già capace di nutrire gioia, paura, dolore…

Secondo diverse teorie sullo sviluppo emotivo, all’inizio il bambino esperisce le cosiddette “proto-emozioni“, cioè emozioni che sono legate ad attivatori fisiologici (fastidio per la pipì nel pannolino, frustrazione per la fame protratta, sete, fastidio per la stanchezza, sonnolenza, fastidio per la troppa luce, piacere per la suzione, piacere per l’allattamento, piacere per le deiezioni, dolore per le colichette, paura del buio, paura del distacco dalla madre, paura per un rumore, gioia e calore per l’abbraccio materno…). Il bambino svilupperò le sue esperienze successive sulla base di questi primi vissuti.

La madre sufficientemente buona di Winnicott è attenta ai bisogni del bambino ed è pronta a soddisfarli senza protrarre la frustrazione. Nel bambino insorge un bisogno, se tale bisogno non viene soddisfatto, il bambino si sentirà frustrato e poi indesiderato. Al contrario, se la madre interpreta bene i bisogni del bambino, questo svilupperà la cosiddetta onnipotenza soggettiva sulla base della quale potrà sviluppare il Vero sé.  Solo in questo modo il bambino diventerà un adulto in grado di soddisfare i propri bisogni e sentire la vita come autentica e significativa.

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