Mappatura emotiva dell’intestino: quando la stitichezza è psicosomatica

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Sono sempre stitico! Avere indisposizioni nell’intestino crasso significa che tratteniamo le cose, che abbiamo paura di lasciar andare, di abbandonare e di cicatrizzare le brutte esperienze, abbiamo problemi con le vecchie esperienze.

Ciascuno di noi ha bisogno, per sopravvivere, di porsi in relazione con il mondo esterno: senza il cibo e gli stimoli che ci nutrono non riusciremmo né a crescere né a mantenerci in vita. Questa attività comporta un bilancio di “dare e avere”, uno scambio: ciò che entra, una volta assorbito ciò che è utile all’organismo, deve anche poter essere scartato.

Un processo che comporta, di fatto, la disponibilità a lasciarsi contaminare, ad assorbire ma anche a perdere. Chi è chiuso nel suo guscio difensivo, invece, non di rado ha difficoltà proprio in questa funzione. Trattenere le feci vuol dire, simbolicamente, non cedere nulla di sé, coltivando un’illusione di autosufficienza che può diventare isolamento

Da dove proviene questo atteggiamento di “chiusura totale” quando siamo stitici?

Gli sfinteri sono un mezzo primitivo di comunicazione tra animale, installato nel nostro cervello rettiliano. Con essi si marca il territorio e si identificano i progenitori, i bimbi ed i capi branco. La stipsi è la tattica della paura, non segni il territorio affinché non ti annusino né ti scoprano.

Da aggiungere che quando siamo in una fase depressiva può comparire la stipsi. Questo perché sparisce il movimento muscolare, siamo assopiti.

Altri significati?

C’è anche la paura di non piacere o nel sentirsi abbandonato. Mi trattengo per non disgustare. Vogliamo essere perfetti, e a volte viviamo più per gli altri che per noi stessi. In alcune occasioni si tratta di prendere alla lettera l’ordine “non lo cagare”.

Esiste quella che viene chiamata “stipsi del viaggiatore”

Sì, e può indicare paura del caos, insicurezza per gli approvvigionamenti, boicottaggio verso il nuovo territorio, non voler mettere radici fuori dal suolo incestuoso o desiderio di portare a casa i tesori acquisiti durante il viaggio.

Che cosa tratteniamo in realtà quando soffriamo di stipsi?

La stipsi appare quando non riusciamo a disfarci delle vecchie idee o credenze che ormai non ci sono più necessarie. Il polo opposto, la diarrea, mostra che respingiamo troppo rapidamente i pensieri che potrebbero farci bene. In entrambi i casi ci stiamo confrontando con cose che ci risultano impossibili da digerire.

Perché c’è chi dice che l’intestino crasso è anche il “regno dei morti”?

Perché nel suo interno si trovano le sostanze che non possono essere convertite in vita, è il posto nel quale può prodursi la fermentazione come processo di putrefazione e morte.

Un processo “incosciente”…

L’intestino crasso simboleggia l’incosciente e gli escrementi rappresentano il contenuto dell’incosciente. Per questo motivo possiamo segnalare la stipsi come la paura a lasciar uscire alla luce il contenuto dell’inconscio.

Come possiamo andare alla radice stessa del problema?

Capendo che la stipsi non sparirà mai in forma definitiva fino a che non comprenderemo che il problema di fondo, per esempio, è la paura della povertà e che per questo motivo compare la tendenza a ritenere. Tanto fisicamente come psicologicamente ci costa “sciogliere”, lasciar andare.

Già so qual è la radice del problema, ora manca l’azione. Cosa posso fare?

In casi di stipsi cronica, spesso queste difficoltà, che “intossicano” il fluire dell’energia del corpo, sfociano nel pessimismo, nella diffidenza generalizzata e nel disfattismo. L’atteggiamento di possesso che ne deriva si manifesta attraverso la costipazione (“tengo per me quel che è mio”).

Fare movimento è fondamentale, come anche variare qualcosa nella dieta, iniziando a limitare il consumo di alimenti che rallentano la peristalsi (ad esempio togliendo i farinacei) e incrementare quelli che contengono batteri vivi utili all’assimilazione e alla digestione.

Prova anche questo esercizio

Le persone che sono influenzate dall’intestino crasso dovrebbero imparare a dare, a regalare. A staccarsi dalle cose vecchie, dal passato.

Un esercizio per guarire questo ultimo tratto del nostro sistema digestivo, che potremmo chiamare “operazione contenitore”, consiste nel gettare nel contenitore delle immondizie della via dove abitiamo, per 40 giorni, una borsa piena di cose che non ci servono più di casa nostra.

Non dimentichiamoci inoltre che, affinché qualcosa di nuovo entri nella nostra vita, deve uscire qualcosa di vecchio.

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