”Non riusciamo più a comunicare”. Come (ri)costruire un rapporto tra genitori e figli adulti

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Una delle frasi che più spesso si sente pronunciare dai neogenitori è questa: “È così bello/a, vorrei che non crescesse mai”. In quella fase la relazione con quelle piccole creature, totalmente dipendenti dalle mamme e dei papà, è qualcosa di unico. Però, come è naturale e giusto che sia, i figli crescono. Diventano a loro volta adulti e capita frequentemente che i genitori, invecchiando, rimangano spiazzati dal tipo di relazione che si instaura o che, peggio ancora, non si instaura con loro.

La psicoterapeuta Sylvie Galland ha approfondito il tema nel suo ultimo libro “Quando i figli crescono e i genitori invecchiano“. Sulla base delle testimonianze di genitori e figli adulti, l’autrice accompagna lettori e lettrici in un viaggio alla scoperta dei cambiamenti necessari in queste nuove relazioni. Man mano che i figli crescono i genitori devono necessariamente “dimettersi” da un ruolo che li ha definiti per anni. È un passaggio che richiede una consapevolezza estrema e che non sempre avviene spontaneamente.

“Secondo la sua radice latina, educare significa ‘condurre fuori’

Lo scopo della genitorialità è dunque portare i bambini all’indipendenza, a non aver più bisogno di loro. È un lavoro che dovrebbe iniziare molto presto, promuovendo l’autonomia e soprattutto non imponendo ai bambini cosa dovrebbero pensare, sentire e diventare. Non ‘formattandoli’, dunque, e lasciando che esprimano idee e sentimenti, e soddisfacendo i loro bisogni di essere ascoltati e valorizzati, di creare e di sognare”. In tanti casi questa impresa non riesce. Ma è solo insieme, da adulti, che genitori e figli possono ritrovare un sano distacco che permetta l’ascolto e il riconoscimento reciproco, incontri autentici e una comunicazione vivace. Ecco i passi necessari, secondo l’autrice, per affrontare al meglio questa transizione.

Quattro modi per (ri)costruire un rapporto sano con i figli diventati adulti

1) Lasciare andare la funzione genitoriale. “Quando i figli diventano adulti, i genitori dovrebbero abbandonare il timone e passare gradualmente da un rapporto autoritario e di cura a un rapporto egualitario”, spiega la psicoterapeuta. “Questo non esclude in alcun modo la tenerezza, l’ascolto e la solidarietà. Quella che si deve mettere da parte è l’organizzazione gerarchica e l’idea che sia solo il genitore a poter insegnare qualcosa ai figli. Nell’età adulta, anche loro possono e devono insegnare molto ai genitori”.

Esempio pratico

“Quando una madre continua a fare il bucato e le commissioni per i propri figli o commenta i loro appuntamenti romantici sta cercando, con la convinzione sincera di aiutare, di mantenere il controllo su di loro. Nei casi in cui siano assolutamente in grado di badare a se stessi, i figli o le figlie che accettano questa intromissione restano ancorati a una dimensione infantile. È necessario aiutarli a diventare genitori di se stessi”.

2) Impostare una relazione autentica. “Non sempre la relazione tra genitori e figli viene impostata bene. Purtroppo però, quello che mancava nell’infanzia non può essere recuperato: non si può ricevere a 30 anni quello di cui si aveva bisogno a 2 o a 12 anni. Per dirigersi verso una relazione autentica l’unica soluzione è parlare delle carenze e dei dolori del passato. I genitori devono sentirsi dire cosa hanno passato i loro figli, riconoscere gli errori o le mancanze. Per quanto, a livello narcisistico ed emotivo, questo ascolto possa essere faticoso”.

Esempio pratico

“Nel libro racconto la storia di una 20enne che rimproverava molto la madre”, dice Galland. “La donna la ascoltava senza cercare di giustificarsi e si è resa conto di quante cose, a sua volta, avrebbe voluto dire a sua madre, senza aver osato farlo. Successivamente si è stabilito un rapporto migliore tra questa donna e la figlia 20enne. Parlare delle sofferenze di un passato comune può risultare doloroso, però è necessario per ravvivare le relazioni”.

3) Lasciarsi scoprire. “È giusto che i figli e le figlie riescano a vedere le persone reali nascoste dietro le immagini dei propri genitori”, commenta l’autrice. “Non dovrebbero esitare a porre ai genitori domande sulla loro infanzia e adolescenza, sui loro genitori e nonni, sulle loro speranze e delusioni”.

Esempio pratico

“Un figlio mi ha raccontato quanta tenerezza ha visto nel padre e quanto non avesse capito le paure nascoste dietro la sua armatura da uomo duro, forte ed esigente. Questo ha contribuito a far maturare il loro rapporto. Diverse persone mi hanno raccontato che, dopo la morte dei propri genitori, hanno capito quanto avrebbero voluto conoscere meglio le loro storie e che, se i genitori avessero scritto la storia della loro vita, l’avrebbero letta volentieri”.

4) Far sì che i figli siano liberi di essere se stessi. “Una relazione genitore-adulto sana è quella in cui ognuno si sente libero di essere se stesso, dove i ruoli non sono fissi e dove gli scambi sono diversi. Spesso in famiglia si usano sempre le stesse modalità di comunicazione, si conoscono in anticipo le reazioni dei componenti e siamo condizionati da un sistema ben consolidato e che consideriamo immutabile. In realtà, anche queste modalità si possono cambiare. Portare le proprie differenze è importante. In una famiglia ben funzionante il riconoscimento è reciproco: ognuno rispetta e cerca di comprendere i valori e lo stile di vita degli altri, anche se diversi. E, soprattutto, ognuno rispetta le proprie esigenze, sentimenti e scelte di vita”.

Esempio pratico

“Nel libro racconto di un figlio che si è reso conto di quanto nella sua famiglia non si parlasse mai di sentimenti, emozioni, sogni e idee, ma solo di fatti concreti. Ha deciso di iniziare lui a farlo: ci è voluto tempo, fatica, ma la sua nuova modalità ha iniziato a coinvolgere e arricchire il resto della famiglia, che pian piano si è messa in gioco”.

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Fonte|d.repubblica.it