Adultizzazione infantile: conseguenze nell’età adulta

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Ogni fase della vita ha il diritto di esser vissuta, il mancato vissuto di una di queste fasi influenza indiscutibilmente l’intera esistenza.

Chi è il bambino adultizzato? È un bambino che non ha avuto il tempo di essere bambino, un bambino che non ha vissuto il suo tempo, a cui manca un pezzo, un bambino nato già grande.

Quando questo succede? Succede quando un bambino non ha la possibilità di vivere la sua infanzia perché investito di incarichi che non appartengono alla sua età.

Succede quando per esempio entrambi i genitori lavorano, il bambino rimane spesso solo e deve fare di necessità virtù, ovvero imparare a gestirsi nell’autonomia. Ad esempio cucinare all’età di otto anni o avere le chiavi già a sei, andare a scuola da solo già dalla prima elementare, rispondere al telefono…

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Responsabilità che hanno bisogno di una certa maturità fisica e mentale per essere acquisite e interiorizzate, invece il bambino adultizzato si trova con delle incombenze da grande in un corpo da fanciullo.

Ciò non avviene solo quando entrambi i genitori lavorano e per forza di cose il figlio deve responsabilizzarsi prima degli altri, avviene anche quando i genitori sono entrambi fisicamente presenti, ma emotivamente assenti, ovvero non c’è una connessione emotiva, ognuno è nel suo mondo, non c’è una piena e autentica presenza, una condivisione di sensazioni, una manifestazione d’affetto.

Il bambino viene trattato come un componente alla pari degli altri, non v’è un rapporto verticale “gerarchico” di accudimento, ma orizzontale, il bambino ha gli stessi diritti e doveri dell’adulto, per cui acquisisce anche il potere di poter scegliere per sé, di non sottostare alle regole impartite dal caregiver, di decidere autonomamente se mangiare un gelato o no, di decidere cosa mangiare a pranzo, quando uscire e quando ritirarsi.

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Conseguenze nell’età adulta

Ciò che più manca è la parte emotiva a questi bambini, il contatto fisico e mentale, sono bambini che probabilmente diventeranno o degli adulti anaffettivi, fintamente sicuri di sé, autonomi, molto concentrati su di sé, sul proprio e indiscusso benessere, razionali, o, viceversa adulti estremamente bisognosi d’affetto, affamati di contatto in maniera insana, mettendosi sempre in una posizione subordinata di attesa di un segnale d’amore che forse non arriverà.

Saranno degli adulti che instaureranno relazioni affettive difficilmente equilibrate, adulti concentrati sulla performance, che vedono l’amore come un lavoro da portare a termine cercando di essere quanto più efficienti possibile senza alcun coinvolgimento emotivo.

Saranno adulti che piaceranno molto inizialmente al partner, perché danno l’idea della sicurezza, della stabilità, della persona su cui poter contare e di cui potersi fidare ciecamente, ma poveri dal punto di vista emotivo, che non sapranno dimostrare i propri sentimenti, persone molto rigide, che difficilmente si mettono in discussione, che credono di aver sempre ragione in quanto le loro scelte sono sempre ben ponderate e prese prendendo in considerazione tutti gli aspetti concreti che conducono a pensare che quella sia la scelta più giusta.

Il partner si sente pertanto spesso squalificato e il soggetto adultizzato si metterà sempre in una posizione di superiorità rispetto all’altro, facendolo sentire spesso incompetente.

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Sono bambini che da grandi avranno dei ruoli di spicco nel campo lavorativo, persone che sanno gestire un team, con una buona leadership, con delle ottime skills di problem solving, quelle persone un po’ tutto fare a cui ci si può affidare anche per le piccole riparazioni in casa.

Un bambino adultizzato sarà un adulto completo?

Ma secondo voi una persona socialmente e lavorativamente super-efficiente ma emotivamente misera è una persona completa? NO.

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Queste persone mantengono relazioni con gli altri sempre molto superficiali, basate solo sull’aspetto formale, perché sono molto difese, hanno paura di lasciarsi andare e di essere ferite intimamente.

Quando si innamorano, raramente, ma capita a tutti per fortuna, almeno una volta nella vita, di innamorarsi, sono in estrema difficoltà e mettono in altrettanta difficoltà il partner. Non abbassano mai le difese, discutere con loro è sempre avere un muro davanti, mai pronti ad ammettere di aver sbagliato.

Significa avere al proprio fianco una persona che ti riempie di attenzioni materiali (prepara la colazione, risolve i tuoi problemi pratici, è sempre disponibile), ma non ti fa sentire stimato tantomeno amato, spaventata a morte dalla progettualità condivisa, poiché è tutta concentrata su di sé.

È una persona restia agli abbracci, restia allo stare rilassati, sempre sull’attenti, sempre ansiosa, sempre in allerta qualora ci fosse un imprevisto.

Queste persone devono imparare a fidarsi e affidarsi, devono lasciarsi andare, rischiare di non esser più amate, rischiare di avere una delusione affettiva, la stessa che si portano dietro dalla tenera età, la delusione di non aver vissuto un rapporto intimo con i propri genitori. Il partner può cercare di mettere a proprio agio l’altro, mostrandosi affidabile, senza però diventare succube, facendolo accomodare nella propria intimità.

Ogni fase della vita ha il diritto di esser vissuta, il mancato vissuto di una di queste fasi influenza indiscutibilmente la vita a venire.

Miriam Cassandra, Psicoterapeuta cognitivo-interpersonale
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