Il profilo psicologico dello stalker

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Si pone spesso e giustamente l’attenzione sulla vittima perché è colei da salvare, quella sulla quale intervenire nel qui et ora, colei che ha subito, colei che rimarrà segnata per tutta la vita, se ha avuto la fortuna di rimanere in vita. Ma chi è lo stalker?

Il profilo psicologico dello stalker

Lo stalker è la prima vittima, vittima di sé stesso, vittima di un’infanzia infelice in cui non si sono avute le competenze per trasmettere bene e amore.

Perché sì, bisogna imparare ad amare o meglio bisogna imparare a dimostrare il proprio amore laddove nessuno ce l’ha insegnato o manifestato.

Lo stalker è colui che molto spesso da piccolo è stato ignorato provocando così in età adulta un comportamento mirato alla ricerca continua di attenzioni, alla ricerca spasmodica di manifestazioni d’affetto ad avere continue ed ossessive conferme.

Lo stalker è una persona insicura, nonostante la sua maschera da uomo forte e deciso, è qualcuno che durante l’infanzia ha avuto come modello un padre che gli ha dato uno schiaffo per incoraggiarlo o che mostrava considerazione nei suoi confronti solo ed esclusivamente per rimproveri, sceneggiate in pubblico e denigrazioni. Così il piccolo impara che “se urlo forte papà mi si ascolta, se piango fino a svenarmi otterrò da mamma il gioco che desidero, se batto i piedi mamma e papà si ricordano che esisto”.

Come sceglie le sue vittime?

Chi cercherà allora da adulto lo stalker come partner? Di certo non qualcuno con uno stile di attaccamento sano, il tanto ambito da Bowbly, ma qualcuno su cui potersi rivalere, la classica “identificazione con l’aggressore” di cui parla lo psicanalista Sándor Ferenczi, lo stalker diventerà simile a colui che ha sempre odiato, la causa delle sue insicurezze, sfogando sul partner tutti i suoi traumi in maniera passivo-aggressiva.

Lo stalker cercherà con cura e dedizione la sua vittima, qualcuno con cui sentirsi forte, qualcuno da ammaliare, da conquistare, da far diventare totalmente dipendente da sé, in modo da poter essere lui a disporre totalmente, a proprio piacimento dei sentimenti e della volontà dell’altro.

Non c’è democrazia nella relazione, c’è sempre disparità, la disparità a cui è stato per tutta la vita abituato, “io non sono nessuno senza mio padre o mia madre, senza di loro non esisto”, una fotografia che riporterà nella relazione da adulto: “senza di me tu non esisti, non puoi lasciarmi perché senza di me non sei niente, per cui nessuno ti vorrà quando non sarai più con me” provocando un atteggiamento nella vittima di estrema dipendenza dal partner, di totale assuefazione, così da non poterne fare più a meno e soprattutto distruggendo quel briciolo di autostima che, come una corazza, ognuno di noi, lottando e sgomitando si è creato con enorme difficoltà.

Mi rendo conto che ho degli atteggiamenti ossessivi e aggressivi nei confronti della mia partner: cosa faccio?

Innanzitutto il rendersi conto dei propri limiti è un passo che ben pochi sono in grado di fare, il fare un mea culpa, il riconoscere di aver fatto degli errori, senza la presunzione di considerarsi sempre perfetti e puntando il dito sempre nei confronti dell’altro è un atteggiamento che mira alla consapevolezza di sé e migliora i rapporti con gli altri.

Avere dei momenti di rabbia nei confronti del proprio partner è naturale, siamo fatti di carne, non solo di anima; il controllo, il voler sapere cosa fa l’altro e dov’è è un modo per sentirci al sicuro. Il campanello d’allarme inizia a suonare quando i comportamenti di rabbia sono troppo frequenti e distruttivi, non c’è una risoluzione al conflitto, mai e quando il controllo dell’altro diventa ossessivo, quotidiano, così ossessivo da farci dimenticare tutto ciò che abbiamo intorno.

Ricordate sempre che amare non è distruggere l’altro, ma perdonarsi, capirsi, accettarsi, perché il partner perfetto grazie al cielo non esiste e l’altro dev’essere sempre una risorsa per migliorarsi.

Illustrazione: Grace Wilson

Miriam Cassandra, Psicoterapeuta cognitivo-interpersonale


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Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-interpersonale Esperta in Psicodiagnostica

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